Carissimi lettori, in un articolo precedente vi avevo detto di non essermi ancora raccontata per intero, e questo post lo dimostrerà. Infatti, finalmente, riesco a parlare un po' del cantautorato francese, che è una passione che viene dall'esperienza francese della mia famiglia, che, avendo una gran parte emigrato dal 1958 al 1968, porta ancora intensamente stampato nell'anima il repertorio di artisti come Georges Brassens, Leo Ferré, Yves Montand ecc.
Purtroppo, però, anche questa volta, il pretesto per raccontarvi questa mia passione, è la necessità di ricordare un grande cantautore deceduto due giorni fa nell'Ardeche. Il cantautore in questione, che utilizzava lo pseudonimo di Jean Ferrat, è forse la più bella voce maschile che la Francia ha mai conosciuto.
Il cantautore è il più grande rappresentante della musica impegnata in Francia, infatti è spesso legato al Partito Comunista francese, con il quale però, altrettanto spesso ha dei dissidi. Questa sua condizione di cantante politico, amici, non deve far pensare ad un artista che si scorda d'essere artista.
Le sue canzoni, che forse possono avere delle sorelle in certo repertorio di Fabrizio de Andrè, sono dedicate, con grandissima e forse unica tenerezza, a personaggi emarginati come i nomadi, o comunque a categorie che rischiano la loro vita, come i guerriglieri.
Il suo timbro, dolcissimo ma altrettanto potente e baritonale, è una delle caratteristiche più emozionanti che io conosca. Mentre scrivo, come faccio sempre quando produco articoli in memoria di qualcuno, mi sto facendo portare dalle sue note.
La musica dei suoi brani non è il folk tedioso che negli stessi anni permetteva ad artisti come Paolo Pietrangeli o Ivan della Mea di farsi ascoltare da un'élite di persone che oggi ne sono quasi tutte profondamente pentite, ma era musica leggera che, però, diventava un'arma dal taglio mortale tramite il testo.
Oltre alla politica e la rivendicazione sociale o anche sentimentale riguardante il mondo che lotta, l'altra grande coordinata della carriera di Jean Ferrat è la poesia, soprattutto quella del poeta comunista Luis Aragon, che il cantautore ha magistralmente musicato in due lp usciti uno dopo l'altro rispettivamente nel 1980 e nel 1985. Il primo, in realtà, è una raccolta di alcune poesie incise da Ferrat per la Barclay durante i tredici anni della sua travagliata collaborazione con la nota casa discografica francese.
Qualche volta, poi, c'è anche spazio per l'ironia, come in questa carinissima e geniale "A Santiago" , dedicata alla città cubana.
Neanche Jean Ferrat, ovviamente, è scappato al mito del "valse musette", che però ha colorato con un ritratto di una ragazza che lavora in un'officina, quindi completamente lontana dalla Francia da rivista che in quegli anni si imponeva irrimediabilmente alla vista del mondo. Non mancano, altrettanto ovviamente, nel suo repertorio gli omaggi alla capitale di Francia, città che ha tirannicamente condizionato la musica e la storia del paese.
Avrete capito che mi è particolarmente difficile raccontare le grandi emozioni, quindi io non ho voluto fare un ritratto di Jean Ferrat, ma vi ho solo voluto avvertire del fatto che è esistito, affinché qualcuno si faccia portare da questa magica voce, che, oltre a cantare bellissimi testi, era in grado di concepire musicalità che possono assolutamente intrappolare anche chi non sa la lingua di Molière con la loro infinita ricchezza.
Per scoprire Ferrat, credo non ci sia di meglio che procurarsi il doppio dedicato agli anni Barclay, quelli che vanno dal 1963 al 1976. Buon ascolto!
lunedì 15 marzo 2010
domenica 14 marzo 2010
Commento ala puntata del 14/03/10 di "Canzonenapoletana@rai.it".
Carissimi lettori, ecco qui il commento alla terza puntata del ciclo su Di Giacomo di "canzonenapoletana@rai.it", nonostante le infinite sofferenze. Le sofferenze, e voglio spendere quattro parole questa volta, sono dovute al fatto che la Rai, che si vanta di essere il "servizio pubblico" italiano, ha reso il sito dedicato ai suoi programmi internazionali, quello che permette l'ascolto di questa trasmissione, molto difficilmente accessibile a noi non vedenti (chi esclude qualsiasi categoria non si può chiamare "servizio pubblico", magari si potrebbe chiamare "servizio di maggioranza!").
Ma veniamo alle cose a noi note e da noi amate, perché si inizia a ricordare i capolavori digiacomiani.
Si inizia con un brano intitolato "Ammore piccerillo", uno di quei duetti giocosi così romantici e pepati. Il brano, musicato da Enrico de Leva, è una tarantella molto addolcita, talmente che non riesce facile farsi prendere dal ritmo. L'interpretazione che ascoltiamo, di questa riflessione piccantina sull'amore, è di Amedeo Pariante e Pina Lamara, brano molto bello e sconosciuto.
Ed eccoci ad un disco molto frusciato, tramite il quale il grande posteggiatore Pietro Mazzone ci fa sentire questa "Matalè". Non riesco a capire un granché del testo, posso dirvi che è un tipico brano binario, quelli dove accordi minori e maggiori si alternano tra strofa e ritornello. L'interpretazione fa intuire la bellezza del brano, che dovrebbe essere ascoltato in una versione moderna per capirlo meglio. La musica è di Vincenzo Valente, bellissima melodia piena d'arte e di allegria.
Stiamo ascoltando ora una tarantella che, secondo me, non è di Di Giacomo ma questa è un'altra storia. Bisogna dire che lo stile ce l'ha, perché è uno di quei ritratti femminili pieni d'amore, tenerezza e spasso. La musica, di Salvatore Gambardella, è una tarantella che, poco prima del ritornello, rallenta brevemente. La versione che si ascolta è di Nina di Landa, una cantante del cafè-chantant. Per ascoltare una versione moderna di questo brano si può ricorrere all'"Antologia della canzone napoletana" di Bruno Venturini.
Ed eccoci a questa "Vocca addurosa", che Di Giacomo scrive insieme a Vincenzo Valente. Il brano, risalente al 1897, è interpretato da Francesco Daddi. E' un brano di corteggiamento spassoso, caratterizzato da una struttura fortemente binaria, quasi di marcetta, ma senza militarismo. L'interpretazione di Daddi, se magari smorza un po' la felicità presente nel testo con qualche tremolato di troppo, è comunque molto bella e anche il disco è buono (miracolo!).
Dello stesso anno è questa "'A sirena" che noi a scoltiamo nella versione di Gennaro Pasquariello, che Paquito del Bosco definisce "magistrale", ma io definirei piuttosto deludente per la sua eccessiva velocità. La versione è molto valzerata, condizione che non permette di evidenziare i bellissimi particolari della melodia, che si possono invece ascoltare benissimo nelle versioni di Antonello Rondi, Mario Abbate ed altri interpreti. E' una canzone sul potere che hanno le donne di cambiare il destino della vita d'un uomo, il quale, per quanto tenti di scappare, viene sempre irrimediabilmente attratto nella trappola.
La puntata si chiude con l'interpretazione di Francesco Daddi della "Serenata napulitana", scritta sempre nel 1897 da Di Giacomo e Pasquale Mario Costa. L'interpretazione è deludente, per gli stessi motivi della precedente, soprattutto per l'eccessiva velocità che caratterizza la prima parte di ogni strofa, quella che non viene arpeggiata. Questa serenata, fatta ad una donna che aspetta un altro uomo che nel frattempo l'ha lasciata, ha delle versioni bellissime da parte di Roberto Murolo, Consiglia Licciardi ed altri interpreti.
Spero che vi sia piaciuto questo commento, vi saluto augurandomi che questi stimoli facciano riscoprire la bellissima ed insuperabile canzone classica napoletana.
Ma veniamo alle cose a noi note e da noi amate, perché si inizia a ricordare i capolavori digiacomiani.
Si inizia con un brano intitolato "Ammore piccerillo", uno di quei duetti giocosi così romantici e pepati. Il brano, musicato da Enrico de Leva, è una tarantella molto addolcita, talmente che non riesce facile farsi prendere dal ritmo. L'interpretazione che ascoltiamo, di questa riflessione piccantina sull'amore, è di Amedeo Pariante e Pina Lamara, brano molto bello e sconosciuto.
Ed eccoci ad un disco molto frusciato, tramite il quale il grande posteggiatore Pietro Mazzone ci fa sentire questa "Matalè". Non riesco a capire un granché del testo, posso dirvi che è un tipico brano binario, quelli dove accordi minori e maggiori si alternano tra strofa e ritornello. L'interpretazione fa intuire la bellezza del brano, che dovrebbe essere ascoltato in una versione moderna per capirlo meglio. La musica è di Vincenzo Valente, bellissima melodia piena d'arte e di allegria.
Stiamo ascoltando ora una tarantella che, secondo me, non è di Di Giacomo ma questa è un'altra storia. Bisogna dire che lo stile ce l'ha, perché è uno di quei ritratti femminili pieni d'amore, tenerezza e spasso. La musica, di Salvatore Gambardella, è una tarantella che, poco prima del ritornello, rallenta brevemente. La versione che si ascolta è di Nina di Landa, una cantante del cafè-chantant. Per ascoltare una versione moderna di questo brano si può ricorrere all'"Antologia della canzone napoletana" di Bruno Venturini.
Ed eccoci a questa "Vocca addurosa", che Di Giacomo scrive insieme a Vincenzo Valente. Il brano, risalente al 1897, è interpretato da Francesco Daddi. E' un brano di corteggiamento spassoso, caratterizzato da una struttura fortemente binaria, quasi di marcetta, ma senza militarismo. L'interpretazione di Daddi, se magari smorza un po' la felicità presente nel testo con qualche tremolato di troppo, è comunque molto bella e anche il disco è buono (miracolo!).
Dello stesso anno è questa "'A sirena" che noi a scoltiamo nella versione di Gennaro Pasquariello, che Paquito del Bosco definisce "magistrale", ma io definirei piuttosto deludente per la sua eccessiva velocità. La versione è molto valzerata, condizione che non permette di evidenziare i bellissimi particolari della melodia, che si possono invece ascoltare benissimo nelle versioni di Antonello Rondi, Mario Abbate ed altri interpreti. E' una canzone sul potere che hanno le donne di cambiare il destino della vita d'un uomo, il quale, per quanto tenti di scappare, viene sempre irrimediabilmente attratto nella trappola.
La puntata si chiude con l'interpretazione di Francesco Daddi della "Serenata napulitana", scritta sempre nel 1897 da Di Giacomo e Pasquale Mario Costa. L'interpretazione è deludente, per gli stessi motivi della precedente, soprattutto per l'eccessiva velocità che caratterizza la prima parte di ogni strofa, quella che non viene arpeggiata. Questa serenata, fatta ad una donna che aspetta un altro uomo che nel frattempo l'ha lasciata, ha delle versioni bellissime da parte di Roberto Murolo, Consiglia Licciardi ed altri interpreti.
Spero che vi sia piaciuto questo commento, vi saluto augurandomi che questi stimoli facciano riscoprire la bellissima ed insuperabile canzone classica napoletana.
mercoledì 10 marzo 2010
Ricordo di un olandese napoletano".
Carissimi lettori, nell'articolo precedente avevo auspicato che si potesse tornare a parlare di musica al più presto. Effettivamente questa sera si torna a parlare di cose a noi più note, ma lo si fa per annunciare una morte. Proprio oggi 10 marzo 2010, ci ha lasciato il grande chitarrista Peter Van Wood, che, nonostante negli ultimi cinquant'anni della sua vita si sia dedicato e sia diventato più famoso come astrologo che come musicista, per me resta sempre legato ai bellissimi assoli di chitarra dei brani di Renato Carosone. Lo stile di Van Wood, per l'epoca, era assolutamente alla vanguardia, infatti, pur studiando al conservatorio, si era appassionato ben presto di jazz che eseguiva prima in Olanda, suo paese natale, poi nel resto del mondo toccando anche templi della musica come l'Olympia di Parigi o la Carnegie Hall di New York.
Trovo completamente geniale, all'interno del suo repertorio da solista, la giustamente ancora ricordata "Butta la chiave", dove la chitarra elettrica è in grado di piangere facendo ridere a crepapelle chiunque la sente. Il suo italiano, caratterizzato da un fortissimo ma simpaticissimo accento olandese, è una delle cose più gradevoli che ci siano. Nel suo periodo napoletano, che è quello più conosciuto della sua carriera musicale, fanno anche parte brani come "Tre numeri al lotto" (brano in italiano ma dedicato a questa mania del gioco tipicamente partenopea), "Spagnolos napulitanos", macchietta geniale tra napoletano e spagnolo.
Con la scomparsa di questo musicista, se ne va l'ultimo componente del trio di Carosone, l'ultimo legame che potevamo avere con una Napoli spassosa ma mai irrispettosa, una città che esprimeva i propri sentimenti con grande calma ed oculatezza.
Con questo breve articolo, dettato più da un'emozione istintiva che da effettiva cultura personale sulla materia, spero solo di far riscoprire il Van Wood musicista, eclissato per gli italiani dal Van Wood astrologo.
Buon ascolto e buonissime risate a crepapelle!
Trovo completamente geniale, all'interno del suo repertorio da solista, la giustamente ancora ricordata "Butta la chiave", dove la chitarra elettrica è in grado di piangere facendo ridere a crepapelle chiunque la sente. Il suo italiano, caratterizzato da un fortissimo ma simpaticissimo accento olandese, è una delle cose più gradevoli che ci siano. Nel suo periodo napoletano, che è quello più conosciuto della sua carriera musicale, fanno anche parte brani come "Tre numeri al lotto" (brano in italiano ma dedicato a questa mania del gioco tipicamente partenopea), "Spagnolos napulitanos", macchietta geniale tra napoletano e spagnolo.
Con la scomparsa di questo musicista, se ne va l'ultimo componente del trio di Carosone, l'ultimo legame che potevamo avere con una Napoli spassosa ma mai irrispettosa, una città che esprimeva i propri sentimenti con grande calma ed oculatezza.
Con questo breve articolo, dettato più da un'emozione istintiva che da effettiva cultura personale sulla materia, spero solo di far riscoprire il Van Wood musicista, eclissato per gli italiani dal Van Wood astrologo.
Buon ascolto e buonissime risate a crepapelle!
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martedì 9 marzo 2010
Note scordate.
Carissimi lettori, questo blog è un diario dove si parla di musica, ma qualche volta si divaga. Questa sera, dopo averla covata per molto tempo, voglio esprimere la mia indignazione per quello che sta succedendo riguardo le liste elettorali del partito di governo.
La mia morale, e scusate il parolone che oggi è talmente usato a sproposito che non ci si fa neanche più caso, mi ha sempre insegnato che chi non fa le cose in regola poi la deve pagare, mentre mi pare che i signori che detengono il potere in questo paese non vogliano neanche riconoscere i loro errori spiccioli, stupidi e grossolani.
Mi sembra un atteggiamento da dittatori, da superbi e disonesti, ma ora la freccia non li può colpire. Trovo vergognoso, e sono felice che tutta l'opposizione sia contraria, che si voglia rimandare il voto perché nel Lazio i votanti non possono dare la preferenza al partito di governo, che tra l'altro non è l'unico che appoggia la candidata del centro-destra (se non si poteva votare per il candidato mi sarebbe stato bene qualsiasi intervento, questo è ovvio, perché io tengo alla democrazia). Poi, se ne vogliamo parlare, il mio concetto di democrazia sarebbe più radicale, ossia non mi piace questo regime in cui noi dobbiamo votare per dei partiti che a loro volta, secondo logiche completamente aliene alla nostra volontà, scelgono chi ci rappresenterà materialmente.
Per quanto riguarda il nostro capo dello Stato, persona per la quale ho un'incrollabile stima, credo che non avrebbe potuto comportarsi diversamente, ossia non gli sarebbe stato possibile negarsi a firmare il decreto di recente approvato, anche perché un comportamento simile avrebbe significato attirarsi le antipatie di alcuni esponenti del governo che, dietro il loro falso rispetto per le istituzioni, nascondono anime da lupi.
Anche nella sinistra vi sono moltissimi lupi, basta pensare a quel teatrino di cui si è reso protagonista il sindaco di Bari pur di liberarsi, cosa che non gli è riuscita come non è riuscita al Partito Democratico, di Nichi Vendola, che insieme ad Emma Bonino e Giorgio Napolitano, completa il trio degli unici politici che posso sentir parlare e di cui posso dire di avere stima.
Questa divagazione politica, infatti, mi è stata suggerita da un suo scritto presente nel blog del sito http://www.nichivendola.it/, dove il nostro palesa tutta la sua indignazione su questo argomento, sperando che la manifestazione di piazza di sabato prossimo, a cui andrà molta gente come mi auguro, oltre che adirarsi contro questa pagliacciata elettorale, ricordi al governo che vi sono anche i problemi del paese da risolvere.
Mi sembra che questo governo non sia il "governo del fare" così spesso citato dal suo capo, piuttosto quello dello "sfasciare", del "rovinare", dell'"attaccare", dell'"assediare", del "corrompere". Mi sembra che questa legislatura sia quella degli annunci televisivi, della propaganda per nascondere ciò che non si è fatto, si vedano le tonnellate di macerie che ancora infestano l'Aquila. Mi sembra poi che l'Italia centro-meridionale sia particolarmente negletta da questo governo, che è il governo del Nord, nonostante che numerosi incarichi importanti siano appannaggio di gente meridionale, che di meridionale ha solo il fatto di essere nata al Sud (vedasi il ministro agli Affari regionali Raffaele fitto, che ha avuto la sfrontatezza di impugnare una legge regionale Pugliese, solo perché Nichi Vendola ha avuto il coraggio di dire che nella sua regione, una delle più ecosostenibili d'Italia, non ci vuole le centrali nucleari, perché questa energia sarà pulita quanto volete ma ha delle scorie difficilissime da smaltire, quindi ciao pulizia!).
Con questa serie di "note scordate" voglio che mi si conosca anche da questo punto di vista, ossia si possa scoprire che per me la musica è solo un modo di vedere la vita, non una droga che me ne fa evadere.
Tornando a questo governo, con tutta la sincerità io non concepisco il fatto che, dopo aver patito come si era patito sino al 2006 con il precedente esecutivo guidato dal "cavaliere", si possa aver riaffidato il comando a questa gente.
Va detto che forse ora come ora l'unica comunicazione possibile è quella televisiva, e noi forse non ne siamo sufficientemente al dentro, ma io non voglio pensare che è solo questo che determina il successo elettorale di un dato programma.
Scusate la divagazione politica, spero di riparlare di musica al più presto, anche perché questo, non vi preoccupate, rimarrà sempre e comunque un diario su questo argomento. Spero solo che i nostri governanti, che hanno interesse agli argomenti solo se li riescono a portare a loro favore, ci riescano a far compiere il nostro dovere civico.
Sinceramente, oltre che per la musica popolare, ora come ora invidio i pugliesi anche perché possono votare per un grande uomo politico come Nichi Vendola!
La mia morale, e scusate il parolone che oggi è talmente usato a sproposito che non ci si fa neanche più caso, mi ha sempre insegnato che chi non fa le cose in regola poi la deve pagare, mentre mi pare che i signori che detengono il potere in questo paese non vogliano neanche riconoscere i loro errori spiccioli, stupidi e grossolani.
Mi sembra un atteggiamento da dittatori, da superbi e disonesti, ma ora la freccia non li può colpire. Trovo vergognoso, e sono felice che tutta l'opposizione sia contraria, che si voglia rimandare il voto perché nel Lazio i votanti non possono dare la preferenza al partito di governo, che tra l'altro non è l'unico che appoggia la candidata del centro-destra (se non si poteva votare per il candidato mi sarebbe stato bene qualsiasi intervento, questo è ovvio, perché io tengo alla democrazia). Poi, se ne vogliamo parlare, il mio concetto di democrazia sarebbe più radicale, ossia non mi piace questo regime in cui noi dobbiamo votare per dei partiti che a loro volta, secondo logiche completamente aliene alla nostra volontà, scelgono chi ci rappresenterà materialmente.
Per quanto riguarda il nostro capo dello Stato, persona per la quale ho un'incrollabile stima, credo che non avrebbe potuto comportarsi diversamente, ossia non gli sarebbe stato possibile negarsi a firmare il decreto di recente approvato, anche perché un comportamento simile avrebbe significato attirarsi le antipatie di alcuni esponenti del governo che, dietro il loro falso rispetto per le istituzioni, nascondono anime da lupi.
Anche nella sinistra vi sono moltissimi lupi, basta pensare a quel teatrino di cui si è reso protagonista il sindaco di Bari pur di liberarsi, cosa che non gli è riuscita come non è riuscita al Partito Democratico, di Nichi Vendola, che insieme ad Emma Bonino e Giorgio Napolitano, completa il trio degli unici politici che posso sentir parlare e di cui posso dire di avere stima.
Questa divagazione politica, infatti, mi è stata suggerita da un suo scritto presente nel blog del sito http://www.nichivendola.it/, dove il nostro palesa tutta la sua indignazione su questo argomento, sperando che la manifestazione di piazza di sabato prossimo, a cui andrà molta gente come mi auguro, oltre che adirarsi contro questa pagliacciata elettorale, ricordi al governo che vi sono anche i problemi del paese da risolvere.
Mi sembra che questo governo non sia il "governo del fare" così spesso citato dal suo capo, piuttosto quello dello "sfasciare", del "rovinare", dell'"attaccare", dell'"assediare", del "corrompere". Mi sembra che questa legislatura sia quella degli annunci televisivi, della propaganda per nascondere ciò che non si è fatto, si vedano le tonnellate di macerie che ancora infestano l'Aquila. Mi sembra poi che l'Italia centro-meridionale sia particolarmente negletta da questo governo, che è il governo del Nord, nonostante che numerosi incarichi importanti siano appannaggio di gente meridionale, che di meridionale ha solo il fatto di essere nata al Sud (vedasi il ministro agli Affari regionali Raffaele fitto, che ha avuto la sfrontatezza di impugnare una legge regionale Pugliese, solo perché Nichi Vendola ha avuto il coraggio di dire che nella sua regione, una delle più ecosostenibili d'Italia, non ci vuole le centrali nucleari, perché questa energia sarà pulita quanto volete ma ha delle scorie difficilissime da smaltire, quindi ciao pulizia!).
Con questa serie di "note scordate" voglio che mi si conosca anche da questo punto di vista, ossia si possa scoprire che per me la musica è solo un modo di vedere la vita, non una droga che me ne fa evadere.
Tornando a questo governo, con tutta la sincerità io non concepisco il fatto che, dopo aver patito come si era patito sino al 2006 con il precedente esecutivo guidato dal "cavaliere", si possa aver riaffidato il comando a questa gente.
Va detto che forse ora come ora l'unica comunicazione possibile è quella televisiva, e noi forse non ne siamo sufficientemente al dentro, ma io non voglio pensare che è solo questo che determina il successo elettorale di un dato programma.
Scusate la divagazione politica, spero di riparlare di musica al più presto, anche perché questo, non vi preoccupate, rimarrà sempre e comunque un diario su questo argomento. Spero solo che i nostri governanti, che hanno interesse agli argomenti solo se li riescono a portare a loro favore, ci riescano a far compiere il nostro dovere civico.
Sinceramente, oltre che per la musica popolare, ora come ora invidio i pugliesi anche perché possono votare per un grande uomo politico come Nichi Vendola!
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lunedì 8 marzo 2010
Riflessioni d'anniversario
Carissimi lettori, questa sera voglio scrivere per festeggiare un anno di "Musica secondo me".
Per me aprire questo blog è stato un sogno avverato, è stata la possibilità di condividere con molta gente le mie passioni, e tante ancora ce ne saranno. E' stata una miccia che si è accesa, un racconto che non vede per ora la fine.
Mi piace pensare di aver messo in convivenza due universi separati spesso arbitrariamente, quello della musica tradizionale e quello della musica d'autore, ambedue colpevoli di quello che sono.
Non mi sono ancora raccontata per intero, ci sarebbero tematiche che vorrei approfondire, dopo magari averle citate in qualche articolo come "condimenti" ad altri piatti musicali, ma essendo io una persona molto timida, pudica e mancante di coraggio in molte cose riguardanti le relazioni esterne, non ho forza per farlo.
Come avete visto questo blog è prevalentemente a vocazione italiana, questo perché, oltre ad essere profondamente convinta dell'importanza di un blog dedicato all'"altra" musica italiana, ossia a quella che i media ufficiali ignorano o trattano con superficialità da promozione immediata, è più facile reperire materiale o anche solo le persone da poter intervistare.
Avrete notato, infatti, che a me non piace raccontarmi solo per quello che sono, amo anche che, tramite me, artisti che giudico grandi si raccontino.
Sono già riuscita a fare molto, ma spero di migliorare ancora nel prossimo futuro.
Spero di poter riparlare di musica tradizionale del Sud Italia, della quale, avrete notato, è diverso tempo che non ci occupiamo. Va da sé, chi mi conosce bene lo sa ma è meglio dirlo, che ciò dipende da fattori estranei alla mia volontà.
Voglio concludere con due desideri che mi porto dietro da una vita: spero di potervi regalare un'intervista con Marco Poeta, grandissimo suonatore di chitarra portoghese, nonché concludere, una volta per tutte, quella con gli Zoè.
Va detto, a completa giustificazione dei citati, che il più grande scoglio per la realizzazione di questi due miei progetti è la mia proverbiale timidezza (non esagero, nonostante che io abbia questo blog, sono una vera timida!).
Sinceramente, così concludo, l'idea di farmi un blog è nata dopo i numerosi incitamenti rivoltimi dalle persone a cui, non so perché, facevo leggere alcuni miei scritti che poi ci sono confluiti tra i primi post. Io, da diverso tempo, scrivevo così, giusto per fissare quello che vivevo. Non mi interessava farci niente, era uno sfogo.
Sono comunque felice di questa avventura, non vi preoccupate che si continua!
Per me aprire questo blog è stato un sogno avverato, è stata la possibilità di condividere con molta gente le mie passioni, e tante ancora ce ne saranno. E' stata una miccia che si è accesa, un racconto che non vede per ora la fine.
Mi piace pensare di aver messo in convivenza due universi separati spesso arbitrariamente, quello della musica tradizionale e quello della musica d'autore, ambedue colpevoli di quello che sono.
Non mi sono ancora raccontata per intero, ci sarebbero tematiche che vorrei approfondire, dopo magari averle citate in qualche articolo come "condimenti" ad altri piatti musicali, ma essendo io una persona molto timida, pudica e mancante di coraggio in molte cose riguardanti le relazioni esterne, non ho forza per farlo.
Come avete visto questo blog è prevalentemente a vocazione italiana, questo perché, oltre ad essere profondamente convinta dell'importanza di un blog dedicato all'"altra" musica italiana, ossia a quella che i media ufficiali ignorano o trattano con superficialità da promozione immediata, è più facile reperire materiale o anche solo le persone da poter intervistare.
Avrete notato, infatti, che a me non piace raccontarmi solo per quello che sono, amo anche che, tramite me, artisti che giudico grandi si raccontino.
Sono già riuscita a fare molto, ma spero di migliorare ancora nel prossimo futuro.
Spero di poter riparlare di musica tradizionale del Sud Italia, della quale, avrete notato, è diverso tempo che non ci occupiamo. Va da sé, chi mi conosce bene lo sa ma è meglio dirlo, che ciò dipende da fattori estranei alla mia volontà.
Voglio concludere con due desideri che mi porto dietro da una vita: spero di potervi regalare un'intervista con Marco Poeta, grandissimo suonatore di chitarra portoghese, nonché concludere, una volta per tutte, quella con gli Zoè.
Va detto, a completa giustificazione dei citati, che il più grande scoglio per la realizzazione di questi due miei progetti è la mia proverbiale timidezza (non esagero, nonostante che io abbia questo blog, sono una vera timida!).
Sinceramente, così concludo, l'idea di farmi un blog è nata dopo i numerosi incitamenti rivoltimi dalle persone a cui, non so perché, facevo leggere alcuni miei scritti che poi ci sono confluiti tra i primi post. Io, da diverso tempo, scrivevo così, giusto per fissare quello che vivevo. Non mi interessava farci niente, era uno sfogo.
Sono comunque felice di questa avventura, non vi preoccupate che si continua!
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domenica 7 marzo 2010
Commento alla puntata del 07/03/10 di "Canzonenapoletana@rai.it.
Carissimi lettori, ecco qui il commento alla seconda puntata che "canzonenapoletana@rai.it" dedica a Salvatore Di Giacomo.
Si parte malissimo per quanto riguarda i dischi usati, ma fortunatamente conosco il brano che è trasmesso, per cui il problema è meno grave. Il brano con cui si parte è "'A retirata", brano di ispirazione romantico-militaresca, che si ascolta dalla voce di Francesco Daddi. Il cantante ha una buona voce di tenore, e quello che rende il brano più prezioso che mai, è la sua intimità quasi cameristica, data dal fatto che l'unico strumento che accompagna questo sentitissimo addio, sia solo un pianoforte.
Per scoprire "'A retirata", fortunatamente non c'è bisogno di ricorrere a registrazioni storiche, si può pensare semplicemente alla bellissima "Napoletana: antologia cronologica della canzone partenopea", incisa negli anni Cinquanta da Roberto Murolo e reperibilissima in cd.
Si è appena ascoltata la bellissima voce baritonale di Titta Ruffo, che ha interpretato "Munasterio", uno dei brani che a me sono più indifferenti tra quelli che conosco di Di Giacomo (forse è l'unica poesia musicata del napoletano che non amo!).
Subito dopo, e sto soffrendo perché la canzone la amo moltissimo ma la versione è quantomeno deludente, si ascolta "Pastorale", anche conosciuta come "'A nuvena". La versione che abbiamo ascoltato, cantata con un ritmo veloce esageratamente pronunciato, è cantata da Giuseppe de Luca, che dalla pronuncia non pare neanche napoletano.
Fortunatamente ci sono bellissime versioni moderne, soprattutto quelle di Sergio Bruni (in "Omaggio a Di Giacomo"), e di Egisto Sarnelli.
La puntata fortunatamente si riprende subito con una carinissima versione di 'E spingule frangese", brano che si ascolta eseguito da Giorgio Schotler, grande posteggiatore dell'epoca. Il brano è più veloce rispetto a come lo si sente abitualmente oggi, ma è molto bello, anzi forse proprio per questo è così bello e piacevole. Infatti, la velocità, che comunque non è mai esagerata e non annulla le importantissime pause così tipiche del genere "classico", gli dà una leggerezza veramente invidiabile. Se volete ascoltare unha versione moderna, potete benissimo sentire quella di Roberto Murolo sia in "napoletana" che in "Anema e core" (Carosello, 1995).
Ed eccoci ad uno spassosissimo duetto, a tempo di tarantella come spesso è questo repertorio, intitolato "Lariulà". La versione è molto bella, ma credo che sia difficilmente reperibile. Per trovare una versione moderna, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Interessante è sia la versione a "duetto" di Gabriele Vanorio e Maria Paris, che quella solistica di Antonello Rondi.
La trasmissione continua con "Marzo", anche detta "Catarì", che si ascolta nella versione di Fernando De Lucia, grande tenore dell'epoca. Il testo è trattato in maniera leggermente diversa rispetto a come si tende a usarlo oggi. La versione è un po' deludente, soprattutto perché non c'è espressività e non si utilizzano o evidenziano suffecientemente gli arabeschi della melodia, che sono sicuramente resi meglio da un cantante d'impostazione popolare piuttosto che da un tenore.
La puntata si chiude con una delle mie canzoni preferite di Di Giacomo, la tarantelluccia spassosa "Carcioffolà", che si ascolta nella versione di Raffaele Balsamo, che gli dà una forte anima da "cafè-chantant". E' davvero spassosa, d'altronde non fare questo brano divertente è impossibile. E' veramente geniale la personalità di Di Giacomo, perché dall'alto della sua cultura erudita, è riuscito ad essere più popolare del popolo.
Se volete ascoltare una versione moderna di questo brano, anche qui avete l'imbarazzo della scelta, ma io vi consiglio quella di Maria Paris, magari non cantata perfettamente, ma di un pittoresco veramente insuperabile.
Sono felicissima che la Rai abbia avuto questa iniziativa di ricordare Di Giacomo, grandissimo poeta vernacolare, adesso scopritelo anche voi, così questo centocinquantenario si vivrà con meno silenzio.
Si parte malissimo per quanto riguarda i dischi usati, ma fortunatamente conosco il brano che è trasmesso, per cui il problema è meno grave. Il brano con cui si parte è "'A retirata", brano di ispirazione romantico-militaresca, che si ascolta dalla voce di Francesco Daddi. Il cantante ha una buona voce di tenore, e quello che rende il brano più prezioso che mai, è la sua intimità quasi cameristica, data dal fatto che l'unico strumento che accompagna questo sentitissimo addio, sia solo un pianoforte.
Per scoprire "'A retirata", fortunatamente non c'è bisogno di ricorrere a registrazioni storiche, si può pensare semplicemente alla bellissima "Napoletana: antologia cronologica della canzone partenopea", incisa negli anni Cinquanta da Roberto Murolo e reperibilissima in cd.
Si è appena ascoltata la bellissima voce baritonale di Titta Ruffo, che ha interpretato "Munasterio", uno dei brani che a me sono più indifferenti tra quelli che conosco di Di Giacomo (forse è l'unica poesia musicata del napoletano che non amo!).
Subito dopo, e sto soffrendo perché la canzone la amo moltissimo ma la versione è quantomeno deludente, si ascolta "Pastorale", anche conosciuta come "'A nuvena". La versione che abbiamo ascoltato, cantata con un ritmo veloce esageratamente pronunciato, è cantata da Giuseppe de Luca, che dalla pronuncia non pare neanche napoletano.
Fortunatamente ci sono bellissime versioni moderne, soprattutto quelle di Sergio Bruni (in "Omaggio a Di Giacomo"), e di Egisto Sarnelli.
La puntata fortunatamente si riprende subito con una carinissima versione di 'E spingule frangese", brano che si ascolta eseguito da Giorgio Schotler, grande posteggiatore dell'epoca. Il brano è più veloce rispetto a come lo si sente abitualmente oggi, ma è molto bello, anzi forse proprio per questo è così bello e piacevole. Infatti, la velocità, che comunque non è mai esagerata e non annulla le importantissime pause così tipiche del genere "classico", gli dà una leggerezza veramente invidiabile. Se volete ascoltare unha versione moderna, potete benissimo sentire quella di Roberto Murolo sia in "napoletana" che in "Anema e core" (Carosello, 1995).
Ed eccoci ad uno spassosissimo duetto, a tempo di tarantella come spesso è questo repertorio, intitolato "Lariulà". La versione è molto bella, ma credo che sia difficilmente reperibile. Per trovare una versione moderna, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Interessante è sia la versione a "duetto" di Gabriele Vanorio e Maria Paris, che quella solistica di Antonello Rondi.
La trasmissione continua con "Marzo", anche detta "Catarì", che si ascolta nella versione di Fernando De Lucia, grande tenore dell'epoca. Il testo è trattato in maniera leggermente diversa rispetto a come si tende a usarlo oggi. La versione è un po' deludente, soprattutto perché non c'è espressività e non si utilizzano o evidenziano suffecientemente gli arabeschi della melodia, che sono sicuramente resi meglio da un cantante d'impostazione popolare piuttosto che da un tenore.
La puntata si chiude con una delle mie canzoni preferite di Di Giacomo, la tarantelluccia spassosa "Carcioffolà", che si ascolta nella versione di Raffaele Balsamo, che gli dà una forte anima da "cafè-chantant". E' davvero spassosa, d'altronde non fare questo brano divertente è impossibile. E' veramente geniale la personalità di Di Giacomo, perché dall'alto della sua cultura erudita, è riuscito ad essere più popolare del popolo.
Se volete ascoltare una versione moderna di questo brano, anche qui avete l'imbarazzo della scelta, ma io vi consiglio quella di Maria Paris, magari non cantata perfettamente, ma di un pittoresco veramente insuperabile.
Sono felicissima che la Rai abbia avuto questa iniziativa di ricordare Di Giacomo, grandissimo poeta vernacolare, adesso scopritelo anche voi, così questo centocinquantenario si vivrà con meno silenzio.
giovedì 4 marzo 2010
"Ciao a te" Lucio Dalla
Carissimi lettori, voglio iniziare questo articolo ringraziando tutti coloro che da varie parti mi hanno fatto pervenire apprezzamenti su questo blog, che è solo un mio diletto e niente più.
Oggi, 4 marzo, uno dei più grandi cantautori italiani compie gli anni, quindi ne voglio approfittare per mettere insieme un distillato di sensazioni e ricordi legati alla sua musica. Naturalmente, come molti sapranno, il cantautore in questione è il bolognese Lucio Dalla.
Non so dirvi con esattezza quando ho scoperto la particolarissima voce di questo artista, credo che mi abbia sempre fatto compagnia.
Il primo ricordo di Dalla che riesco a farmi venire in mente è una raccolta, che possediamo sia in cassetta che in lp, dedicata al suo primo periodo. Mi ricordo che, quand'ero piccola, l'unica canzone di quel disco che non potevo sopportare era "Paff bum!", che tutt'ora trovo abbastanza insipida. Voglio anzi ammettere subito che il primo Dalla, quello che va da "1999" (1966) ad "Automobili" (1976) escluso, cosiccome l'ultimissimo, quello che va da "Ciao" (1999) ad "Angoli nel cielo" (2009), non mi riesce ad emozionare per motivi opposti e complementari. Se i primi dieci anni di carriera li trovo spesso avanguardistici ed esagerati (ovviamente non disconosco capolavori come "Piazza grande" o "La casa in riva al mare"!), gli ultimi dieci non mi arrivano perché li sento freddi e senza più voglia di fare (Riconosco la bellezza di brani come "Scusa", "Prima dammi un bacio" o la nuova "Puoi sentirmi").
Un disco di Dalla a cui sono molto legata, anche se non ne saprei esattamente dire l'anno, è il q disc che conteneva "Ciao a te", "Telefonami tra vent'anni", "madonna disperazione" e, soprattutto, la bellissima cover di "Have you got a friend" di Carole King, eseguita dal nostro con il clarinetto, strumento che ancora si diletta a suonare, anche se ora fa troppo il cantante e non suona più in pubblico. Noi questo disco lo abbiamo in vinile, quindi non me lo sento per intero da tempi veramente lontani (una ventina d'anni tutta!). Nonostante ciò mi ricordo benissimo quanto mi piacesse la naturalezza con cui il nostro cantava quei testi, che io sicuramente all'epoca capivo male, ma che comunque mi facevano divertire.
Legata alla mia infanzia, poi, possiamo trovare anche "Fumetto", bel rockettino fatto con una lista allucinante di personaggi di fumetti, che era contenuto in una raccolta intitolata "Cantautori anni d'oro", di cui, insieme a "Canzone scritta sul muro" di Claudio Lolli, ha sempre costituito per me la punta di diamante. La voce di Dalla qui è ancora "nera", ma c'è leggerezza in giusta dose, cosa che manca spesso nel Dalla del primissimo periodo, appunto quello 66-76, e forse predomina esageratamente nell'ultimo.
Altro grandissimo ricordo legato a Dalla è "Banana repubblic", album del 1979 frutto della tournée con Francesco De Gregori. Non mi ha mai convinto la qualità dell'audio del disco, neanche in versione digitale, ma alcuni brani, specialmente le versioni del repertorio di De Gregori, sono meravigliosi. Adoro, soprattutto "Quattro cani", che acquista un ambiente blues anche grazie al brevissimo ma folgorante assolo del sassofono di Dalla, che qui dà una delle sue migliori prove. Meravigliosa è, poi, "Ma come fanno i marinai", brano scherzoso e sfizioso sempre figlio di quelle atmosfere swinganti che si confanno moltissimo al nostro. Non ho mai amato, invece, la reinterpretazione di "Piazza grande" e meno ancora quella di "4 marzo 1943", brani che trovo insostituibili nelle loro versioni storiche da studio, anche se apro un'eccezione per la seconda, dando il privilegio dell'apprezzamento alla versione di "Dallamericaruso". Questo è, infatti, l'altro album fondamentale per quanto riguarda Lucio Dalla, assolutamente forte e perfetto, anche grazie all'insuperabile apporto degli "Stadio".
L'unico mio contatto personale con Lucio Dalla, se si vuole escludere un concerto dei tempi di "Cambio" dove io invece di ascoltare dovetti cantare tutto per sentire qualcosa perché le note arrivavano come un'eco dall'oltretomba, è stato in occasione dell'inaugurazione dell'Accademia del Fado diretta da Marco Poeta e con sede a Camerino. In quell'occasione, incredibile a dirsi, il musicista bolognese ha riacquistato la forza dei suoi tempi migliori, specialmente perché si sentiva che si divertiva nel cantare. L'accompagnamento, naturalmente se si parla di Marco Poeta, è stato acustico, completamente "afadistado", permettendo a Lucio Dalla di improvvisare in maniera completamente nuova su suoi vecchi brani come "Caruso", "Piazza grande", "4 marzo 1943", e non so se altri. Conobbi in quell'occasione Lucio Dalla che si è dimostrato simpatico, rispettoso e gentile, tanto per smentire quel mito dell'artista che, scontrosamente, non si concede al suo pubblico.
Voglio concludere questo articolo su Lucio Dalla con una curiosità legata ad un lp che ha cullato la mia infanzia grazie ad alcuni miei parenti molto legati alla Spagna. Esistono almeno tre versioni meravigliose in lingua spagnola del repertorio del bolognese. I tre brani, intitolati "María", "Oh que será, que será" e "Qué profundo es el mar", si possono trovare nel disco "Amor primero" del cantautore spagnolo Patxi Andión, che conteneva anche una carinissima "Canela pura".
Spero di avervi fatto piacere con questo distillato di istantanee su Dalla, grazie ancora a tutti e a presto!
ad
Oggi, 4 marzo, uno dei più grandi cantautori italiani compie gli anni, quindi ne voglio approfittare per mettere insieme un distillato di sensazioni e ricordi legati alla sua musica. Naturalmente, come molti sapranno, il cantautore in questione è il bolognese Lucio Dalla.
Non so dirvi con esattezza quando ho scoperto la particolarissima voce di questo artista, credo che mi abbia sempre fatto compagnia.
Il primo ricordo di Dalla che riesco a farmi venire in mente è una raccolta, che possediamo sia in cassetta che in lp, dedicata al suo primo periodo. Mi ricordo che, quand'ero piccola, l'unica canzone di quel disco che non potevo sopportare era "Paff bum!", che tutt'ora trovo abbastanza insipida. Voglio anzi ammettere subito che il primo Dalla, quello che va da "1999" (1966) ad "Automobili" (1976) escluso, cosiccome l'ultimissimo, quello che va da "Ciao" (1999) ad "Angoli nel cielo" (2009), non mi riesce ad emozionare per motivi opposti e complementari. Se i primi dieci anni di carriera li trovo spesso avanguardistici ed esagerati (ovviamente non disconosco capolavori come "Piazza grande" o "La casa in riva al mare"!), gli ultimi dieci non mi arrivano perché li sento freddi e senza più voglia di fare (Riconosco la bellezza di brani come "Scusa", "Prima dammi un bacio" o la nuova "Puoi sentirmi").
Un disco di Dalla a cui sono molto legata, anche se non ne saprei esattamente dire l'anno, è il q disc che conteneva "Ciao a te", "Telefonami tra vent'anni", "madonna disperazione" e, soprattutto, la bellissima cover di "Have you got a friend" di Carole King, eseguita dal nostro con il clarinetto, strumento che ancora si diletta a suonare, anche se ora fa troppo il cantante e non suona più in pubblico. Noi questo disco lo abbiamo in vinile, quindi non me lo sento per intero da tempi veramente lontani (una ventina d'anni tutta!). Nonostante ciò mi ricordo benissimo quanto mi piacesse la naturalezza con cui il nostro cantava quei testi, che io sicuramente all'epoca capivo male, ma che comunque mi facevano divertire.
Legata alla mia infanzia, poi, possiamo trovare anche "Fumetto", bel rockettino fatto con una lista allucinante di personaggi di fumetti, che era contenuto in una raccolta intitolata "Cantautori anni d'oro", di cui, insieme a "Canzone scritta sul muro" di Claudio Lolli, ha sempre costituito per me la punta di diamante. La voce di Dalla qui è ancora "nera", ma c'è leggerezza in giusta dose, cosa che manca spesso nel Dalla del primissimo periodo, appunto quello 66-76, e forse predomina esageratamente nell'ultimo.
Altro grandissimo ricordo legato a Dalla è "Banana repubblic", album del 1979 frutto della tournée con Francesco De Gregori. Non mi ha mai convinto la qualità dell'audio del disco, neanche in versione digitale, ma alcuni brani, specialmente le versioni del repertorio di De Gregori, sono meravigliosi. Adoro, soprattutto "Quattro cani", che acquista un ambiente blues anche grazie al brevissimo ma folgorante assolo del sassofono di Dalla, che qui dà una delle sue migliori prove. Meravigliosa è, poi, "Ma come fanno i marinai", brano scherzoso e sfizioso sempre figlio di quelle atmosfere swinganti che si confanno moltissimo al nostro. Non ho mai amato, invece, la reinterpretazione di "Piazza grande" e meno ancora quella di "4 marzo 1943", brani che trovo insostituibili nelle loro versioni storiche da studio, anche se apro un'eccezione per la seconda, dando il privilegio dell'apprezzamento alla versione di "Dallamericaruso". Questo è, infatti, l'altro album fondamentale per quanto riguarda Lucio Dalla, assolutamente forte e perfetto, anche grazie all'insuperabile apporto degli "Stadio".
L'unico mio contatto personale con Lucio Dalla, se si vuole escludere un concerto dei tempi di "Cambio" dove io invece di ascoltare dovetti cantare tutto per sentire qualcosa perché le note arrivavano come un'eco dall'oltretomba, è stato in occasione dell'inaugurazione dell'Accademia del Fado diretta da Marco Poeta e con sede a Camerino. In quell'occasione, incredibile a dirsi, il musicista bolognese ha riacquistato la forza dei suoi tempi migliori, specialmente perché si sentiva che si divertiva nel cantare. L'accompagnamento, naturalmente se si parla di Marco Poeta, è stato acustico, completamente "afadistado", permettendo a Lucio Dalla di improvvisare in maniera completamente nuova su suoi vecchi brani come "Caruso", "Piazza grande", "4 marzo 1943", e non so se altri. Conobbi in quell'occasione Lucio Dalla che si è dimostrato simpatico, rispettoso e gentile, tanto per smentire quel mito dell'artista che, scontrosamente, non si concede al suo pubblico.
Voglio concludere questo articolo su Lucio Dalla con una curiosità legata ad un lp che ha cullato la mia infanzia grazie ad alcuni miei parenti molto legati alla Spagna. Esistono almeno tre versioni meravigliose in lingua spagnola del repertorio del bolognese. I tre brani, intitolati "María", "Oh que será, que será" e "Qué profundo es el mar", si possono trovare nel disco "Amor primero" del cantautore spagnolo Patxi Andión, che conteneva anche una carinissima "Canela pura".
Spero di avervi fatto piacere con questo distillato di istantanee su Dalla, grazie ancora a tutti e a presto!
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