Carissimi lettori, questa sera scrivo per dirvi che ho postato altri due video su youtube.
Il primo è un collage di foto d'epoca che si incastonano in un bellissimo, sconosciuto e sfizioso brano di Salvatore di Giacomo intitolato "Tiritì tiritommolà" interpretato da Roberto Murolo. Ho voluto fare un omaggio al sommo poeta napoletano nel centocinquantenario della sua nascita, avvenuta, come la nostra unificazione nazionale, nel 1860.
Il brano che ho scelto ha una storia un po' particolare. Quando otto anni fa andai a cantare a Siano, in provincia di Salerno, avevo appena letto l'edizione di "Tutte le poesie" di Salvatore di Giacomo. Io sono abituata a fare omaggi al pubblico, quando il concerto che devo fare, per un motivo o per un altro, mi dice qualcosa di più rispetto a qualsiasi altro. Il concerto che feci a Siano era particolarissimo, in quanto andavo a fare canzoni classiche napoletane, repertorio con cui avrete capito che ho una relazione del tutto particolare, in una zona comunque culturalmente vicina alla bella Partenope.
Volli musicare una poesia di Salvatore di Giacomo, e fui folgorata da questa "Tiritì tiritommolà". Mi ricordo anche di estenuanti ricerche negli archivi della S.I.A.E, che però non dettero alcun frutto, riguardanti la presenza di questa poesia tra quelle musicate.
Quando comprai il cd "Roberto Murolo canta i grandi della canzone napoletana", mi commossi moltissimo quando sentii questa melodia raffinata ma spassosissima che ascolterete anche voi se passerete sul mio canale. La mia era più popolaresca, non aveva i passaggi in minore, ma era una tarantelluccia composta sul modello di altri brani digiacomiani, avevo pensato soprattutto ad "Oilì, oilà", canzone che ha sempre riscosso grandissime preferenze da parte mia.
L'altro video che ho postato riguarda il Salento e la formazione storica del Canzoniere Grecanico Salentino. A questo gruppo, fondato dalla ricercatrice Rina Durante a cui ha anche partecipato Luigi Chiriatti per un breve periodo, va riconosciuto il merito di aver inciso il primo vinile di "riproposta" di musica popolare salentina. Tratta da questo disco, che io possiedo in una masterizzazione casareccia ma buona ottenuta da vinile, ho deciso di farvi ascoltare "Munti munti", brano che, almeno in questa versione, ho sentito solo a questo gruppo.
Sperando di avervi fatto piacere, come so di aver fatto con i precedenti due contributi, vi saluto augurandovi buona visione ma soprattutto buon ascolto.
Forse è meglio ricordare, perché è ancora nuovo, che il mio canale è visibile all'indirizzo www.youtube.com/valentinalocchi.
Visualizzazione post con etichetta notizie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta notizie. Mostra tutti i post
mercoledì 21 aprile 2010
lunedì 19 aprile 2010
Una riflessione breve.
Carissimi lettori, c'è un atteggiamento che mi fa sempre arrabbiare, ed è quello che tende a dimenticare che noi, fino ad una trentina di anni fa, eravamo emigranti poveri. Ovviamente, come potrebbe essere altrimenti, i signori che spesso si vantano di pensarla così e addirittura lo cantano in canzoni a dir poco discutibili, sono rigorosamente contro i clandestini che, secondo loro, deturperebbero, solo per il fatto di venire a cercar fortuna da noi e fuggire da situazioni terribili, la nostra dorata e meravigliosa identità (che secondo me neanche esiste!).
Se si vuole mettere l'accento sulla vergognosa tratta di schiavi che portano avanti organizzazioni criminali efferatissime che fanno partire queste persone riempiendo loro la testa d'illusioni, ovviamente sono contro questo sfruttamento di persone. Non credo, però, che ci sia effettivamente voglia di aiutare i paesi poveri a svilupparsi, anzi c'è voglia di lasciarli come stanno per avere una giustificazione al nostro razzismo da gente che ce l'ha fatta (molto per le rimesse degli emigranti che per circa settant'anni hanno lasciato l'Italia e, in qualche caso, ancora la lasciano!).
Questa riflessione corta io l'ho voluta condensare in un video che oggi ho postato su youtube.
Se vi va, andando sul mio canale www.youtube.com/valentinalocchi, potete vedervi questo video forte e poetico, dove metto insieme, in perfetta proporzione le immagini storiche di noi che partivamo e spesso eravamo maltrattati, con ciò che noi stessi facciamo a chi ora viene. Il brano che c'è in sottofondo è un bellissimo e conosciuto brano tradizionale salentino che gli Officina Zoè interpretano come nessuno, ossia "L'America" da "Sangue vivo".
Sperando di avervi fatto cosa gradita, vi saluto.
Se si vuole mettere l'accento sulla vergognosa tratta di schiavi che portano avanti organizzazioni criminali efferatissime che fanno partire queste persone riempiendo loro la testa d'illusioni, ovviamente sono contro questo sfruttamento di persone. Non credo, però, che ci sia effettivamente voglia di aiutare i paesi poveri a svilupparsi, anzi c'è voglia di lasciarli come stanno per avere una giustificazione al nostro razzismo da gente che ce l'ha fatta (molto per le rimesse degli emigranti che per circa settant'anni hanno lasciato l'Italia e, in qualche caso, ancora la lasciano!).
Questa riflessione corta io l'ho voluta condensare in un video che oggi ho postato su youtube.
Se vi va, andando sul mio canale www.youtube.com/valentinalocchi, potete vedervi questo video forte e poetico, dove metto insieme, in perfetta proporzione le immagini storiche di noi che partivamo e spesso eravamo maltrattati, con ciò che noi stessi facciamo a chi ora viene. Il brano che c'è in sottofondo è un bellissimo e conosciuto brano tradizionale salentino che gli Officina Zoè interpretano come nessuno, ossia "L'America" da "Sangue vivo".
Sperando di avervi fatto cosa gradita, vi saluto.
Etichette:
"L'America",
notizie,
Officina Zoè,
riflessioni,
www.youtube.com/valentinalocchi
sabato 17 aprile 2010
La tradizionale pizzica di San Vito
Carissimi lettori, questa volta torno da voi per dirvi che nel mio canale di youtube all'indirizzo www.youtube.com/valentinalocchi, c'è un video da me caricato.
E' una Pizzica di San Vito dei Normanni in versione tradizionale, esattamente in quella incisa da Fernando Giannini nel suo "Tre violini inediti del tarantismo", nell'esecuzione di "Mestu" Vincenzino Vita al mandolino. Le immagini che si vedono sono prese da vari siti Internet e sono spesso di repertorio. Ritraggono varie figure dell'antico Salento. Il mio sogno era metterci delle immagini che riguardavano il tarantismo d'acqua, ma non ne ho trovate. Spero che vi piaccia, sarà solo il primo di una lunga serie di miei contributi, che permetteranno di poter ascoltare canzoni che amo corredate da immagini che spero riterrete belle. Intanto buona visione di questa "tradizionale pizzica di San Vito".
http://www.youtube.com/watch?v=v7Ah1WVhjJs
E' una Pizzica di San Vito dei Normanni in versione tradizionale, esattamente in quella incisa da Fernando Giannini nel suo "Tre violini inediti del tarantismo", nell'esecuzione di "Mestu" Vincenzino Vita al mandolino. Le immagini che si vedono sono prese da vari siti Internet e sono spesso di repertorio. Ritraggono varie figure dell'antico Salento. Il mio sogno era metterci delle immagini che riguardavano il tarantismo d'acqua, ma non ne ho trovate. Spero che vi piaccia, sarà solo il primo di una lunga serie di miei contributi, che permetteranno di poter ascoltare canzoni che amo corredate da immagini che spero riterrete belle. Intanto buona visione di questa "tradizionale pizzica di San Vito".
http://www.youtube.com/watch?v=v7Ah1WVhjJs
mercoledì 14 aprile 2010
Attenzione: sono anche su Youtube
Carissimi lettori, scusate se torno già da voi, ma voglio dirvi una cosa a cui tengo abbastanza.
Mi sono iscritta a Youtube, e anche lì potete trovare varie cose che amo.
Non ho fatto una playlist, ho messo alcune cose, per ora ho fatto il Salento, come preferite.
Troverete varie esibizioni degli Zoè, qualche scena tratta da quel capolavoro assoluto di Winspeare che è "Pizzicata", ed alcuni brani di musicisti a cui io sono legata, magari solo per essermeli visti in concerto o averli intervistati.
Mi auguro che vi piaccia, spero di poter iniziare a dare qualcosa anche lì, magari sarebbe bello pubblicare l'audio delle interviste che faccio direttamente senza starle più a sbobinare. Non è che non mi piaccia fare questo lavoro, ma credo che non c'è niente di meglio che sentire la gente che parla.
Se vi va di trovare ciò che ho ritenuto giusto mettere nel mio canale, potete andare su www.youtube.com/valentinalocchi.
Se vi andasse di farvi vivi, vi consiglio di mandarmi un'email, dato che ho messo nel profilo in modo visibile, infatti per me Youtube, come tutti i siti di video e immagini, è un campo minato.
Ho fatto questa scelta per poter condividere le mie passioni anche in un altro modo, oltreché per far vedere a qualcuno veri gioielli che ho trovato in quel sito.
Tutti i video da me scelti, tranne qualche eccezione che comunque si mantiene sempre su un livello accettabile, sono di buonissima qualità (parlo di audio, ovviamente!).
Spero che vi piaccia questo regalo che mi sono voluta e vi ho voluto fare, a presto!
Mi sono iscritta a Youtube, e anche lì potete trovare varie cose che amo.
Non ho fatto una playlist, ho messo alcune cose, per ora ho fatto il Salento, come preferite.
Troverete varie esibizioni degli Zoè, qualche scena tratta da quel capolavoro assoluto di Winspeare che è "Pizzicata", ed alcuni brani di musicisti a cui io sono legata, magari solo per essermeli visti in concerto o averli intervistati.
Mi auguro che vi piaccia, spero di poter iniziare a dare qualcosa anche lì, magari sarebbe bello pubblicare l'audio delle interviste che faccio direttamente senza starle più a sbobinare. Non è che non mi piaccia fare questo lavoro, ma credo che non c'è niente di meglio che sentire la gente che parla.
Se vi va di trovare ciò che ho ritenuto giusto mettere nel mio canale, potete andare su www.youtube.com/valentinalocchi.
Se vi andasse di farvi vivi, vi consiglio di mandarmi un'email, dato che ho messo nel profilo in modo visibile, infatti per me Youtube, come tutti i siti di video e immagini, è un campo minato.
Ho fatto questa scelta per poter condividere le mie passioni anche in un altro modo, oltreché per far vedere a qualcuno veri gioielli che ho trovato in quel sito.
Tutti i video da me scelti, tranne qualche eccezione che comunque si mantiene sempre su un livello accettabile, sono di buonissima qualità (parlo di audio, ovviamente!).
Spero che vi piaccia questo regalo che mi sono voluta e vi ho voluto fare, a presto!
Etichette:
notizie,
www.youtube.com/valentinalocchi,
Youtube
Attenzione: sono anche su youtube!
Carissimi lettori, ultimamente, come sapete, la musica italiana è stata funestata da tantissimi lutti, ma purtroppo non è assolutamente finita.
L'altroieri notte, a Milano, si è spento il grande Carlo Alberto Rossi, autore di molti dei classici della canzone italiana, spessissimo catalogabili in quel limite inesplorato dove io amo muovermi.
Non mi va di raccontarvi la sua vita, che è stata molto lunga ed intensa, tengo molto di più, aiutata da una lista di sue canzoni, a parlarvi di qualche brano da lui scritto per farvi ricordare questo grande autore.
Si inizia con un brano risalente al 1946 intitolato "Conosci mia cugina", lanciato in quell'anno da Ernesto Bonino e Natalino Otto, due tra i più notevoli cantanti di jazz italiano (nel senso di jazz all'italiana, non di jazz fatto in Italia!).
E' veramente un gioco con queste parole americane che, dopo il giogo utarchico del fascismo, che comunque aveva bene o male posticipato l'imbarbarimento della nostra lingua che ora accoglie parole straniere anche quando non servono, arrivavano finalmente libere. Musicalmente è un swing meraviglioso, che è stato anche ripreso da Renzo Arbore nel suo "Tonite Renzo swing".
Carlo Alberto Rossi, come molti autori in quegli anni, non ha disdegnato neanche le collaborazioni in un altro ambito a noi molto caro, ossia la canzone napoletana. E' del 1951 "Eco tra gli alberi", con testo del grande Enzo Bonagura, che in quel periodo portava a Napoli alcuni dei suoi ultimi grandi capolavori ("Sciummo" ed altri brani del repertorio del Festival di Napoli).
Un altro classico napoletano, in lingua partenopea emolto più noto del precedente, è "'Na voce, 'na chitarra e 'o poco 'e luna", interpretato tra gli altri anche da Roberto Murolo, ma composto in collaborazione con un altro grande chitarrista partenopeo, Ugo Calise. In questo brano, forse più che in "Conosci mia cugina", è riscontrabile una vera volontà di far combaciare la bellissima e corposa melodicità del nostro canto con le raffinate sonorità del jazz americano. Da questo punto di vista, la versione di Murolo, cantante caratterizzato da questa doppia formazione, è veramente esemplare. La si reperisce nella sua bellissima, e qui ripetutamente citata, "Napoletana. Antologia cronologica della canzone partenopea", edita originariamente dalla Durim tra il 1959 ed il 1963, ma ora facilmente reperibile in cd, in varie edizioni di varia qualità e valore.
Dalla collaborazione con Ugo Calise, l'anno dopo scaturisce una delle più belle canzoni d'amore che la musica napoletana abbia mai conosciuto, intitolata "Me so' 'mbriacato 'e sole", altro esempio mirabile di swing con la melodicità napoletana più che rispettata. Va detto, infatti, che il dialetto napoletano (in verità è una lingua a cui manca un più che meritato riconoscimento statale, ma questa è un'altra storia!), con le sue sonorità dolci e segretamente scure, è veramente adatto a farsi trasportare verso queste atmosfere. Il brano, su cui forse vale la pena di fermarsi, in verità è composto da due parti, corrispondenti millimetricamente alla divisione tra strofa e ritornello. Le strofe, che potrebbero ricordare alcuni brani del repertorio di Salvatore Di Giacomo soprattutto per la presenza dell'intervallo di seconda aumentata che rende "mista" la struttura minore della frase melodica, non hanno spesso un ritmo definito, anche se, con molta approssimazione, potrebbero essere considerate degli accenni di "habanera". Il ritornello, che va invece verso uno schietto modo maggiore, è un bellissimo esempio di jazz ballad, cosiccome lo era "'Na voce, 'na chitarra e 'o poco 'e luna". Anche qui, non poteva essere altrimenti, si consiglia l'ascolto della versione di Roberto Murolo.
Del 1958, frutto della collaborazione con Alberto Testa, è una canzone, non molto conosciuta, lanciata da Fred Buscaglione (cantante di cui tra l'altro quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte). Il brano, pur non essendo propriamente un brano melodico, come possiamo considerare "Love in Portofino" (un altro dei classici del grande torinese) non è nemmeno un swing come molte "Kriminal songs" ("Eri piccola", "Che notte", "Teresa non sparare" ecc). E' veramente curiosa e, soprattutto, è uno dei brani che porta più fortuna tra quelli che mi è dato di conoscere. (Il brano si intitola "Al chiar di luna, porto fortuna").
Dell'anno successivo è da segnalare un altro capolavoro in lingua napoletana, ancora una volta scritto con Ugo Calise. Il brano, intitolato "Nun è peccato", è una delle poche gemme che possiamo trovare nel repertorio di Peppino Di Capri. La versione più nota è quella terzinata, che poi è l'originale, ma è notevole anche quella di Fausto Cigliano, in un'epoca in cui ancora costui non aveva preso la decisione di essere solamente chitarrista. Il brano viene interpretato con un'orchestra da night e a tempo di "bolero cubano", ed è interpretata dal cantante con una sensibilità di "crooner" veramente sopraffina.
Gli anni Sessanta iniziano con uno scoppiettante twist lanciato da Joe Sentieri, cantante noto perché concludeva tutte le sue esibizioni con un "saltino", che rappresentava solo la sua gioia ogni volta che concludeva un'esibizione di musica leggera, repertorio con cui, in fondo, per sua stessa ammissione, non si è mai identificato. Il brano, lanciato al Festival di Sanremo 1960, in cui il cantante interpretava anche "E' mezzanotte" insieme a Sergio Bruni, è stato anche interpretato da Renzo Arbore nella trasmissione "Quelli della notte", ma ho sempre trovato la versione deludente e volgare. Ovviamente ci si riferisce a "Quando vien la sera".
L'anno dopo, sempre al Festival di Sanremo, Rossi presenta "Le mille bolle blu", brano che gioca, grazie anche al fantastico e geniale testo di Vito Pallavicini, con la bravura interpretativa di una Mina strepitosa. Particolarmente curioso, secondo me, è l'inciso che fa da introduzione e frase divisoria tra le varie parti del brano, dove si immaginano delle bolle di sapone che "volano nel cielo".
Nel 1964, con la collaborazione di Giorgio Calabrese, paroliere che già aveva scritto capolavori come "Il nostro concerto" su musica di Umberto Bindi che lo aveva lanciato nel 1959, compone "E se domani", una delle tante canzoni ingiustamente ignorate dal pubblico del Festival di Sanremo, che poi, nella versione di Mina, diventa un classico universale della canzone d'autore italiana. Va detto, a parziale giustificazione del verdetto della giuria sanremese, che gli arrangiamenti delle versioni che si sentirono all'Ariston, da parte di Gene Pitney e Fausto Cigliano, sono abbastanza deludenti. La versione di Mina, brillante esempio di swing all'italiana, con un'importante sezione di archi, è perfetta. La cantante, sempre portata a spogliare in maniera spesso esagerata i propri brani, soprattutto da una trentina d'anni a questa parte, ne ha dato una versione piano e voce che però non consiglio.
Del 1966 è questa "Se tu non fossi qui", un'altra canzone che, dopo essere stata ignorata al Festival di Sanremo, divenne un classico nella voce di Mina. La versione della cantante di Cremona è perfetta, le originali non me le ricordo. Non mi trattengo sulla rielaborazione di questo brano, perché le osservazioni fatte per "E se domani" le si possono applicare quasi alla lettera.
Spero che vi sia piaciuto questo excursus nella carriera del grande autore, se volete approfondire niente di meglio che la "E se domani collection", triplo cd curato dal figlio, che contiene settantotto canzoni scritte da Carlo Alberto Rossi ed interpretate dai più grandi cantanti italiani ed internazionali.
L'altroieri notte, a Milano, si è spento il grande Carlo Alberto Rossi, autore di molti dei classici della canzone italiana, spessissimo catalogabili in quel limite inesplorato dove io amo muovermi.
Non mi va di raccontarvi la sua vita, che è stata molto lunga ed intensa, tengo molto di più, aiutata da una lista di sue canzoni, a parlarvi di qualche brano da lui scritto per farvi ricordare questo grande autore.
Si inizia con un brano risalente al 1946 intitolato "Conosci mia cugina", lanciato in quell'anno da Ernesto Bonino e Natalino Otto, due tra i più notevoli cantanti di jazz italiano (nel senso di jazz all'italiana, non di jazz fatto in Italia!).
E' veramente un gioco con queste parole americane che, dopo il giogo utarchico del fascismo, che comunque aveva bene o male posticipato l'imbarbarimento della nostra lingua che ora accoglie parole straniere anche quando non servono, arrivavano finalmente libere. Musicalmente è un swing meraviglioso, che è stato anche ripreso da Renzo Arbore nel suo "Tonite Renzo swing".
Carlo Alberto Rossi, come molti autori in quegli anni, non ha disdegnato neanche le collaborazioni in un altro ambito a noi molto caro, ossia la canzone napoletana. E' del 1951 "Eco tra gli alberi", con testo del grande Enzo Bonagura, che in quel periodo portava a Napoli alcuni dei suoi ultimi grandi capolavori ("Sciummo" ed altri brani del repertorio del Festival di Napoli).
Un altro classico napoletano, in lingua partenopea emolto più noto del precedente, è "'Na voce, 'na chitarra e 'o poco 'e luna", interpretato tra gli altri anche da Roberto Murolo, ma composto in collaborazione con un altro grande chitarrista partenopeo, Ugo Calise. In questo brano, forse più che in "Conosci mia cugina", è riscontrabile una vera volontà di far combaciare la bellissima e corposa melodicità del nostro canto con le raffinate sonorità del jazz americano. Da questo punto di vista, la versione di Murolo, cantante caratterizzato da questa doppia formazione, è veramente esemplare. La si reperisce nella sua bellissima, e qui ripetutamente citata, "Napoletana. Antologia cronologica della canzone partenopea", edita originariamente dalla Durim tra il 1959 ed il 1963, ma ora facilmente reperibile in cd, in varie edizioni di varia qualità e valore.
Dalla collaborazione con Ugo Calise, l'anno dopo scaturisce una delle più belle canzoni d'amore che la musica napoletana abbia mai conosciuto, intitolata "Me so' 'mbriacato 'e sole", altro esempio mirabile di swing con la melodicità napoletana più che rispettata. Va detto, infatti, che il dialetto napoletano (in verità è una lingua a cui manca un più che meritato riconoscimento statale, ma questa è un'altra storia!), con le sue sonorità dolci e segretamente scure, è veramente adatto a farsi trasportare verso queste atmosfere. Il brano, su cui forse vale la pena di fermarsi, in verità è composto da due parti, corrispondenti millimetricamente alla divisione tra strofa e ritornello. Le strofe, che potrebbero ricordare alcuni brani del repertorio di Salvatore Di Giacomo soprattutto per la presenza dell'intervallo di seconda aumentata che rende "mista" la struttura minore della frase melodica, non hanno spesso un ritmo definito, anche se, con molta approssimazione, potrebbero essere considerate degli accenni di "habanera". Il ritornello, che va invece verso uno schietto modo maggiore, è un bellissimo esempio di jazz ballad, cosiccome lo era "'Na voce, 'na chitarra e 'o poco 'e luna". Anche qui, non poteva essere altrimenti, si consiglia l'ascolto della versione di Roberto Murolo.
Del 1958, frutto della collaborazione con Alberto Testa, è una canzone, non molto conosciuta, lanciata da Fred Buscaglione (cantante di cui tra l'altro quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte). Il brano, pur non essendo propriamente un brano melodico, come possiamo considerare "Love in Portofino" (un altro dei classici del grande torinese) non è nemmeno un swing come molte "Kriminal songs" ("Eri piccola", "Che notte", "Teresa non sparare" ecc). E' veramente curiosa e, soprattutto, è uno dei brani che porta più fortuna tra quelli che mi è dato di conoscere. (Il brano si intitola "Al chiar di luna, porto fortuna").
Dell'anno successivo è da segnalare un altro capolavoro in lingua napoletana, ancora una volta scritto con Ugo Calise. Il brano, intitolato "Nun è peccato", è una delle poche gemme che possiamo trovare nel repertorio di Peppino Di Capri. La versione più nota è quella terzinata, che poi è l'originale, ma è notevole anche quella di Fausto Cigliano, in un'epoca in cui ancora costui non aveva preso la decisione di essere solamente chitarrista. Il brano viene interpretato con un'orchestra da night e a tempo di "bolero cubano", ed è interpretata dal cantante con una sensibilità di "crooner" veramente sopraffina.
Gli anni Sessanta iniziano con uno scoppiettante twist lanciato da Joe Sentieri, cantante noto perché concludeva tutte le sue esibizioni con un "saltino", che rappresentava solo la sua gioia ogni volta che concludeva un'esibizione di musica leggera, repertorio con cui, in fondo, per sua stessa ammissione, non si è mai identificato. Il brano, lanciato al Festival di Sanremo 1960, in cui il cantante interpretava anche "E' mezzanotte" insieme a Sergio Bruni, è stato anche interpretato da Renzo Arbore nella trasmissione "Quelli della notte", ma ho sempre trovato la versione deludente e volgare. Ovviamente ci si riferisce a "Quando vien la sera".
L'anno dopo, sempre al Festival di Sanremo, Rossi presenta "Le mille bolle blu", brano che gioca, grazie anche al fantastico e geniale testo di Vito Pallavicini, con la bravura interpretativa di una Mina strepitosa. Particolarmente curioso, secondo me, è l'inciso che fa da introduzione e frase divisoria tra le varie parti del brano, dove si immaginano delle bolle di sapone che "volano nel cielo".
Nel 1964, con la collaborazione di Giorgio Calabrese, paroliere che già aveva scritto capolavori come "Il nostro concerto" su musica di Umberto Bindi che lo aveva lanciato nel 1959, compone "E se domani", una delle tante canzoni ingiustamente ignorate dal pubblico del Festival di Sanremo, che poi, nella versione di Mina, diventa un classico universale della canzone d'autore italiana. Va detto, a parziale giustificazione del verdetto della giuria sanremese, che gli arrangiamenti delle versioni che si sentirono all'Ariston, da parte di Gene Pitney e Fausto Cigliano, sono abbastanza deludenti. La versione di Mina, brillante esempio di swing all'italiana, con un'importante sezione di archi, è perfetta. La cantante, sempre portata a spogliare in maniera spesso esagerata i propri brani, soprattutto da una trentina d'anni a questa parte, ne ha dato una versione piano e voce che però non consiglio.
Del 1966 è questa "Se tu non fossi qui", un'altra canzone che, dopo essere stata ignorata al Festival di Sanremo, divenne un classico nella voce di Mina. La versione della cantante di Cremona è perfetta, le originali non me le ricordo. Non mi trattengo sulla rielaborazione di questo brano, perché le osservazioni fatte per "E se domani" le si possono applicare quasi alla lettera.
Spero che vi sia piaciuto questo excursus nella carriera del grande autore, se volete approfondire niente di meglio che la "E se domani collection", triplo cd curato dal figlio, che contiene settantotto canzoni scritte da Carlo Alberto Rossi ed interpretate dai più grandi cantanti italiani ed internazionali.
Etichette:
notizie,
www.youtube.com/valentinalocchi,
Youtube
Iscriviti a:
Post (Atom)