martedì 17 marzo 2009

Paolo Conte e... dintorni ("Concerti" e non solo)

Carissimi lettori, ecco a voi un altro tassello fondamentale della mia formazione: vi parlerò del cd "Concerti" di Paolo Conte.
Conobbi, ufficialmente, il cantautore astigiano, in un noto negozio di dischi della mia città, Perugia, dove, risuonavano le note suadenti di "Sotto le stelle del jazz".
Da lì, folgorata nonostante fossi una bambina piccolissima, iniziai ad ascoltare pazzamente questo disco, appunto "Concerti".
Vi dico solo che, dell'edizione in vinile, uno dei dischi, è attualmente inutilizzabile.
Infatti l'lp è doppio e, come quasi sempre, ce ne è una ristampa in cd troncata. Non capisco il senso di queste operazioni, dato che, tra l'altro, la durata media di due vinili è esattamente quella di un cd audio.
I riferimenti ai vari brani, in questo articolo, si faranno sulla base della versione integrale.
Il disco è pieno di arrangiamenti sontuosi, creati dalla geniale mente del sassofonista Antonio Marangolo, anche se questa grandiosità, non deve essere confusa con la mancanza di semplicità.
Il cd si apre con una delle mie canzoni preferite di Paolo Conte, la sognante e scatenata "Lo zio".
E' un brano veloce che, si dice, sia dedicato allo zio dell'avvocato, persona che ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione dell'artista.
Qui fa capolino il kazoo, strumento che, influenzata da Paolo Conte, io stessa ho imparato a far "spernacchiare armonicamente". Pensate che, a casa mia, siccome quando ero piccola lo suonavo tanto, si era inventato il verbo kazoozzare (leggere cazzuzzare).
Di seguito arriva un brano ancora scoppiettante, "Come di". Si dice che sia uno dei brani più amati fuori Italia, ma si riesce a capire facilmente questa preferenza, in quanto, il brano ha il ritornello a vocalizzi ed ha un titolo che, si scrive diversamente, ha significati diversi, ma esiste come serie di lettere pronunciate sia in francese che in inglese.
Si ha, poi, un rallentamento di ritmo, si approda ad un jazz lento, con il brano "La ricostruzione del Mocambo", secondo atto di una "telenovela" contiana, che ha avuto il suo ultimo, e si dice definitivo, episodio nel cd "Elegia" del 2004.
Come tutti i brani del cd, questo acquista una maggior forza, anche data dalla coscienza timbrica che Paolo Conte ha indubbiamente acquistato negli anni. In questo disco lo si sente rilassarsi, quasi con orgoglio, su tonalità da basso profondo, che ogni tanto uno avrebbe dei sospetti che lui se le crei e non le abbia, dato che ogni tanto tira fuori una voce da tenore limpido, ma che comunque sono quelle che comunemente si associano a lui.
Si prosegue, rivelocizzando il tempo, con "Via con me", uno dei brani più belli ed utilizzati dell'astigiano, ripresa da un album, quel "Paris Milonga", che non mi è mai riuscito ad entrare dentro. Va da sé, anche dati i miei trascorsi legati invece a "Concerti", che questa sia una versione speciale. Posso infatti affermare che, in ogni vero "Best of" del cantautore, non si trova mai l'originale, la si reperisce sempre da "Concerti".
Si prosegue poi con una meravigliosa versione di una delle canzoni a cui sono più legata: "La Topolino amaranto". Non vi voglio raccontare la versione, anche perché questo è un disco da ascoltare e non da raccontare, ma voglio dirvi perché la amo così tanto. Quando ero piccola, mi fu regalata, una cassettina del nostro, che io ancora conservo gelosamente e in buone condizioni, intitolata "Il mondo di Paolo Conte". Tutti quei brani fanno parte di me, quindi, anche se poi non amo il modo di cantare di quel periodo contiano, finisce per essere il primo, quello a cui sono più legata. Bisogna sapere, infatti, che io, da piccola, non ascoltavo cd, forse anche per il timore reverenziale che avevo verso questo formato così nuovo e perfetto, che d'altronde era arrivato prestissimo nella mia vita.
Tornando a "Concerti", si rallenta il ritmo, con una bellissima, direi insuperabile, "Alle prese con la verde milonga", omaggio "guitto" e sognante al genere argentino. Il brano è nato nel disco "Paris Milonga", come una vera milonga a metà tra quella uruguayana e quella argentina, accompagnata perfino con un bombo che si alternava con le spazzole usate sulla batteria.
Va detto, nonostante la mia proverbiale passione per la filologia, che non mi ha mai convinto questa versione, come non mi convince la versione mediterranea che il cantautore ne ha dato nel cd live "Arena di verona". La versione del 1985, anno della pubblicazione di "Concerti", è quella che meglio rappresenta il compromesso fra la filologia e la personalità del cantautore.
Si continua, poi, con un brano dedicato alla città europea che più di tutte si associa al cantautore: Parigi. Il brano, che porta proprio questo titolo, qui è eseguito pianoforte, sassofono, voce e qualche venatura di strumenti sintetici. E' diventato molto più etereo, da molto più l'idea di avventura, di incontro proibito, ma vissuto con calma.
"Diavolo rosso" è forse la canzone più chitarristica e "modugnesca", fa pensare al brano "L'avventura" tratto da Rinaldo in campo", del repertorio contiano. Si può infatti dire, senza paura di essere smentiti, che qui gli strumenti fanno semplicemente da tappeto affinché la chitarra possa fare le sue "spagnolate".
"Hemingway", per ammissione dello stesso Conte, è una delle prime canzoni dove conta più la musica che il testo, che d'altronde è molto corto. Infatti, il brano, è basato sulla ripetizione rielaborata di una melodia armonicamente ricca ma semplice, accennata dopo la prima parte di testo da un pianoforte e dal kazoo, per poi essere ripresa in un meraviglioso crescendo da tutti gli strumenti.
Si continua poi con un brano del primissimo periodo del Paolo Conte cantautore, Bartali, dedicato al ciclista toscano, a cui, credo, vent'anni dopo, avrebbe risposto un altro genovese d'adozione come Gino Paoli, con il brano "Coppi".
E' un brano che dimostra come la grandezza delle nostre passioni ci possa far superare ogni ostacolo, è un brano molto adatto per tirarsi su di morale in mezzo a questa truce lotta a chi istupidisce di più.
Ecco poi "Un gelato al limon", bellissima canzone che aveva già conosciuto versioni alternative a quella da studio di Paolo Conte. Infatti vanno ricordate la terribile versione di Dalla e De Gregori a rock and roll in "Banana repubblic", e la bellissima, nonché sconosciuta in Italia, versione fedele in lingua spagnola del cantautore Carlos Cano, intitolata "Un helado de limón".
In questo cd, verso la fine della scaletta, vengono riprese alcune chicche del primissimo Paolo Conte. Eccone una: "Una giornata al mare". E' un brano a tempo di habanera, ritmo che Paolo Conte ama follemente, che credo parli della caducità delle nostre illusioni, oltre che dell'immutabilità della nostra condizione profonda. Anche di questa ne esistono svariate versioni interpretate da altri: passabile è quella dell'Equipe 84, coeva alla pubblicazione (o forse precedente?) dello stesso brano da parte dell'autore. Terribile è, invece, quella recente data da Daniele Silvestri. Sono sincera: la habanera con i suoni elettronici da un poquito de pena. (fa un po' pena).
Si prosegue poi con "Il nostro amico angiolino", un brano dedicato prevalentemente al pianoforte e al kazoo, quindi ad un'esibizione solistica di Conte. E' uno dei rari brani di "gratitudine" presente nel povero e competitivo mondo della canzone italiana. Il brano si conclude con una breve e non fondamentale, almeno per me, esecuzione orchestrale.
Si prosegue con "Onda su onda", interpretata anche da Bruno Lauzi in maniera discreta. Qui, però, se ne offre una versione talmente insuperabile che, non stento a credere che, questa coscienza possa aver portato la gente ad un'erezione di un muro nei confronti della reinterpretazione di questo brano. E' completamente solistica, voce e pianoforte, anzi una bella parte del brano è strumentale. L'inizio è irriconoscibile, ma quando il canto si snoda Conte smette di fare il virtuoso, che d'altronde può essere benissimo perché è un genio del pianoforte, per mettersi completamente al servizio del canto. Il ritornello viene portato, nella seconda esecuzione, ad un tempo di swing vertiginoso, che non capisco come la gente non sia portata a battere le mani o i piedi a tempo.
Eccoci poi alla fatidica "Sotto le stellle del jazz", estratta dal precedente album del cantautore, intitolato "Paolo Conte".
La versione dal vivo è quella veramente importante per capire lo spirito del brano, infatti va detto che, anche Paolo Conte, come quasi tutti i cantanti di qualsiasi genere, negli anni Ottanta fu affascinato dall'elettronica, dando una struttura quasi pop a ritmiche swing o di ballata jazz.
Questo brano contiene anche una curiosità: nella versione dal vivo, la parte in sibemolle, viene eseguita da Paolo Conte imitando la tromba con la voce. E' probabilmente un retaggio di certi cantanti di jazz o francesi, come Georges Brassens, comunque mai o quasi mai ripetuto.
Subito dopo si ha una versione strepitosa, pianoforte e voce, di "Azzurro", brano che così arriva ad essere riportato verso la sua essenzialità, credo poco rispettata dalla versione pop di Celentano.
Con gli anni anche questa canzone ha perso lo smalto, poiché Paolo Conte, soprattutto nel cd "Tournée", si fa prendere troppo dalla voglia di raffinarla esageratamente, perdendo così il compromesso tra il frizzantino del pop e la aulicità popolare tanto tipica del cantautore astigiano.
Viene poi un booge, nel brano che porta proprio questo titolo, che potremmo descrivere come l'ultima vampata dell'orchestra prima dell'apoteosi solistica del finale.
E' un brano evidentemente concepito come omaggio agli ascolti che si facevano in casa Conte quando suo padre riportava i dischi dall'America.
La fine del cd è riservata a "Genova per noi", una delle prime canzoni di Conte, reinterpretata molto bene da Lauzi, interpretata qui con un'essenzialità non presente nella versione incisa nell'lp originario, anche perché il brano era appesantito da un opprimente sitar indiano.
Scusatemi se questa, che voleva essere una recensione di "Concerti" è uscita come una serie di ricordi e sensazioni contiane, ma quando si parla di artisti che si amano si diventa logorroici.
Alla fine voglio dare un consiglio a chiunque voglia provare a scoprire Conte: partite da "Concerti", non ve ne pentirete!

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