Carissimi lettori, nell'articolo precedente avevo auspicato che si potesse tornare a parlare di musica al più presto. Effettivamente questa sera si torna a parlare di cose a noi più note, ma lo si fa per annunciare una morte. Proprio oggi 10 marzo 2010, ci ha lasciato il grande chitarrista Peter Van Wood, che, nonostante negli ultimi cinquant'anni della sua vita si sia dedicato e sia diventato più famoso come astrologo che come musicista, per me resta sempre legato ai bellissimi assoli di chitarra dei brani di Renato Carosone. Lo stile di Van Wood, per l'epoca, era assolutamente alla vanguardia, infatti, pur studiando al conservatorio, si era appassionato ben presto di jazz che eseguiva prima in Olanda, suo paese natale, poi nel resto del mondo toccando anche templi della musica come l'Olympia di Parigi o la Carnegie Hall di New York.
Trovo completamente geniale, all'interno del suo repertorio da solista, la giustamente ancora ricordata "Butta la chiave", dove la chitarra elettrica è in grado di piangere facendo ridere a crepapelle chiunque la sente. Il suo italiano, caratterizzato da un fortissimo ma simpaticissimo accento olandese, è una delle cose più gradevoli che ci siano. Nel suo periodo napoletano, che è quello più conosciuto della sua carriera musicale, fanno anche parte brani come "Tre numeri al lotto" (brano in italiano ma dedicato a questa mania del gioco tipicamente partenopea), "Spagnolos napulitanos", macchietta geniale tra napoletano e spagnolo.
Con la scomparsa di questo musicista, se ne va l'ultimo componente del trio di Carosone, l'ultimo legame che potevamo avere con una Napoli spassosa ma mai irrispettosa, una città che esprimeva i propri sentimenti con grande calma ed oculatezza.
Con questo breve articolo, dettato più da un'emozione istintiva che da effettiva cultura personale sulla materia, spero solo di far riscoprire il Van Wood musicista, eclissato per gli italiani dal Van Wood astrologo.
Buon ascolto e buonissime risate a crepapelle!
mercoledì 10 marzo 2010
martedì 9 marzo 2010
Note scordate.
Carissimi lettori, questo blog è un diario dove si parla di musica, ma qualche volta si divaga. Questa sera, dopo averla covata per molto tempo, voglio esprimere la mia indignazione per quello che sta succedendo riguardo le liste elettorali del partito di governo.
La mia morale, e scusate il parolone che oggi è talmente usato a sproposito che non ci si fa neanche più caso, mi ha sempre insegnato che chi non fa le cose in regola poi la deve pagare, mentre mi pare che i signori che detengono il potere in questo paese non vogliano neanche riconoscere i loro errori spiccioli, stupidi e grossolani.
Mi sembra un atteggiamento da dittatori, da superbi e disonesti, ma ora la freccia non li può colpire. Trovo vergognoso, e sono felice che tutta l'opposizione sia contraria, che si voglia rimandare il voto perché nel Lazio i votanti non possono dare la preferenza al partito di governo, che tra l'altro non è l'unico che appoggia la candidata del centro-destra (se non si poteva votare per il candidato mi sarebbe stato bene qualsiasi intervento, questo è ovvio, perché io tengo alla democrazia). Poi, se ne vogliamo parlare, il mio concetto di democrazia sarebbe più radicale, ossia non mi piace questo regime in cui noi dobbiamo votare per dei partiti che a loro volta, secondo logiche completamente aliene alla nostra volontà, scelgono chi ci rappresenterà materialmente.
Per quanto riguarda il nostro capo dello Stato, persona per la quale ho un'incrollabile stima, credo che non avrebbe potuto comportarsi diversamente, ossia non gli sarebbe stato possibile negarsi a firmare il decreto di recente approvato, anche perché un comportamento simile avrebbe significato attirarsi le antipatie di alcuni esponenti del governo che, dietro il loro falso rispetto per le istituzioni, nascondono anime da lupi.
Anche nella sinistra vi sono moltissimi lupi, basta pensare a quel teatrino di cui si è reso protagonista il sindaco di Bari pur di liberarsi, cosa che non gli è riuscita come non è riuscita al Partito Democratico, di Nichi Vendola, che insieme ad Emma Bonino e Giorgio Napolitano, completa il trio degli unici politici che posso sentir parlare e di cui posso dire di avere stima.
Questa divagazione politica, infatti, mi è stata suggerita da un suo scritto presente nel blog del sito http://www.nichivendola.it/, dove il nostro palesa tutta la sua indignazione su questo argomento, sperando che la manifestazione di piazza di sabato prossimo, a cui andrà molta gente come mi auguro, oltre che adirarsi contro questa pagliacciata elettorale, ricordi al governo che vi sono anche i problemi del paese da risolvere.
Mi sembra che questo governo non sia il "governo del fare" così spesso citato dal suo capo, piuttosto quello dello "sfasciare", del "rovinare", dell'"attaccare", dell'"assediare", del "corrompere". Mi sembra che questa legislatura sia quella degli annunci televisivi, della propaganda per nascondere ciò che non si è fatto, si vedano le tonnellate di macerie che ancora infestano l'Aquila. Mi sembra poi che l'Italia centro-meridionale sia particolarmente negletta da questo governo, che è il governo del Nord, nonostante che numerosi incarichi importanti siano appannaggio di gente meridionale, che di meridionale ha solo il fatto di essere nata al Sud (vedasi il ministro agli Affari regionali Raffaele fitto, che ha avuto la sfrontatezza di impugnare una legge regionale Pugliese, solo perché Nichi Vendola ha avuto il coraggio di dire che nella sua regione, una delle più ecosostenibili d'Italia, non ci vuole le centrali nucleari, perché questa energia sarà pulita quanto volete ma ha delle scorie difficilissime da smaltire, quindi ciao pulizia!).
Con questa serie di "note scordate" voglio che mi si conosca anche da questo punto di vista, ossia si possa scoprire che per me la musica è solo un modo di vedere la vita, non una droga che me ne fa evadere.
Tornando a questo governo, con tutta la sincerità io non concepisco il fatto che, dopo aver patito come si era patito sino al 2006 con il precedente esecutivo guidato dal "cavaliere", si possa aver riaffidato il comando a questa gente.
Va detto che forse ora come ora l'unica comunicazione possibile è quella televisiva, e noi forse non ne siamo sufficientemente al dentro, ma io non voglio pensare che è solo questo che determina il successo elettorale di un dato programma.
Scusate la divagazione politica, spero di riparlare di musica al più presto, anche perché questo, non vi preoccupate, rimarrà sempre e comunque un diario su questo argomento. Spero solo che i nostri governanti, che hanno interesse agli argomenti solo se li riescono a portare a loro favore, ci riescano a far compiere il nostro dovere civico.
Sinceramente, oltre che per la musica popolare, ora come ora invidio i pugliesi anche perché possono votare per un grande uomo politico come Nichi Vendola!
La mia morale, e scusate il parolone che oggi è talmente usato a sproposito che non ci si fa neanche più caso, mi ha sempre insegnato che chi non fa le cose in regola poi la deve pagare, mentre mi pare che i signori che detengono il potere in questo paese non vogliano neanche riconoscere i loro errori spiccioli, stupidi e grossolani.
Mi sembra un atteggiamento da dittatori, da superbi e disonesti, ma ora la freccia non li può colpire. Trovo vergognoso, e sono felice che tutta l'opposizione sia contraria, che si voglia rimandare il voto perché nel Lazio i votanti non possono dare la preferenza al partito di governo, che tra l'altro non è l'unico che appoggia la candidata del centro-destra (se non si poteva votare per il candidato mi sarebbe stato bene qualsiasi intervento, questo è ovvio, perché io tengo alla democrazia). Poi, se ne vogliamo parlare, il mio concetto di democrazia sarebbe più radicale, ossia non mi piace questo regime in cui noi dobbiamo votare per dei partiti che a loro volta, secondo logiche completamente aliene alla nostra volontà, scelgono chi ci rappresenterà materialmente.
Per quanto riguarda il nostro capo dello Stato, persona per la quale ho un'incrollabile stima, credo che non avrebbe potuto comportarsi diversamente, ossia non gli sarebbe stato possibile negarsi a firmare il decreto di recente approvato, anche perché un comportamento simile avrebbe significato attirarsi le antipatie di alcuni esponenti del governo che, dietro il loro falso rispetto per le istituzioni, nascondono anime da lupi.
Anche nella sinistra vi sono moltissimi lupi, basta pensare a quel teatrino di cui si è reso protagonista il sindaco di Bari pur di liberarsi, cosa che non gli è riuscita come non è riuscita al Partito Democratico, di Nichi Vendola, che insieme ad Emma Bonino e Giorgio Napolitano, completa il trio degli unici politici che posso sentir parlare e di cui posso dire di avere stima.
Questa divagazione politica, infatti, mi è stata suggerita da un suo scritto presente nel blog del sito http://www.nichivendola.it/, dove il nostro palesa tutta la sua indignazione su questo argomento, sperando che la manifestazione di piazza di sabato prossimo, a cui andrà molta gente come mi auguro, oltre che adirarsi contro questa pagliacciata elettorale, ricordi al governo che vi sono anche i problemi del paese da risolvere.
Mi sembra che questo governo non sia il "governo del fare" così spesso citato dal suo capo, piuttosto quello dello "sfasciare", del "rovinare", dell'"attaccare", dell'"assediare", del "corrompere". Mi sembra che questa legislatura sia quella degli annunci televisivi, della propaganda per nascondere ciò che non si è fatto, si vedano le tonnellate di macerie che ancora infestano l'Aquila. Mi sembra poi che l'Italia centro-meridionale sia particolarmente negletta da questo governo, che è il governo del Nord, nonostante che numerosi incarichi importanti siano appannaggio di gente meridionale, che di meridionale ha solo il fatto di essere nata al Sud (vedasi il ministro agli Affari regionali Raffaele fitto, che ha avuto la sfrontatezza di impugnare una legge regionale Pugliese, solo perché Nichi Vendola ha avuto il coraggio di dire che nella sua regione, una delle più ecosostenibili d'Italia, non ci vuole le centrali nucleari, perché questa energia sarà pulita quanto volete ma ha delle scorie difficilissime da smaltire, quindi ciao pulizia!).
Con questa serie di "note scordate" voglio che mi si conosca anche da questo punto di vista, ossia si possa scoprire che per me la musica è solo un modo di vedere la vita, non una droga che me ne fa evadere.
Tornando a questo governo, con tutta la sincerità io non concepisco il fatto che, dopo aver patito come si era patito sino al 2006 con il precedente esecutivo guidato dal "cavaliere", si possa aver riaffidato il comando a questa gente.
Va detto che forse ora come ora l'unica comunicazione possibile è quella televisiva, e noi forse non ne siamo sufficientemente al dentro, ma io non voglio pensare che è solo questo che determina il successo elettorale di un dato programma.
Scusate la divagazione politica, spero di riparlare di musica al più presto, anche perché questo, non vi preoccupate, rimarrà sempre e comunque un diario su questo argomento. Spero solo che i nostri governanti, che hanno interesse agli argomenti solo se li riescono a portare a loro favore, ci riescano a far compiere il nostro dovere civico.
Sinceramente, oltre che per la musica popolare, ora come ora invidio i pugliesi anche perché possono votare per un grande uomo politico come Nichi Vendola!
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lunedì 8 marzo 2010
Riflessioni d'anniversario
Carissimi lettori, questa sera voglio scrivere per festeggiare un anno di "Musica secondo me".
Per me aprire questo blog è stato un sogno avverato, è stata la possibilità di condividere con molta gente le mie passioni, e tante ancora ce ne saranno. E' stata una miccia che si è accesa, un racconto che non vede per ora la fine.
Mi piace pensare di aver messo in convivenza due universi separati spesso arbitrariamente, quello della musica tradizionale e quello della musica d'autore, ambedue colpevoli di quello che sono.
Non mi sono ancora raccontata per intero, ci sarebbero tematiche che vorrei approfondire, dopo magari averle citate in qualche articolo come "condimenti" ad altri piatti musicali, ma essendo io una persona molto timida, pudica e mancante di coraggio in molte cose riguardanti le relazioni esterne, non ho forza per farlo.
Come avete visto questo blog è prevalentemente a vocazione italiana, questo perché, oltre ad essere profondamente convinta dell'importanza di un blog dedicato all'"altra" musica italiana, ossia a quella che i media ufficiali ignorano o trattano con superficialità da promozione immediata, è più facile reperire materiale o anche solo le persone da poter intervistare.
Avrete notato, infatti, che a me non piace raccontarmi solo per quello che sono, amo anche che, tramite me, artisti che giudico grandi si raccontino.
Sono già riuscita a fare molto, ma spero di migliorare ancora nel prossimo futuro.
Spero di poter riparlare di musica tradizionale del Sud Italia, della quale, avrete notato, è diverso tempo che non ci occupiamo. Va da sé, chi mi conosce bene lo sa ma è meglio dirlo, che ciò dipende da fattori estranei alla mia volontà.
Voglio concludere con due desideri che mi porto dietro da una vita: spero di potervi regalare un'intervista con Marco Poeta, grandissimo suonatore di chitarra portoghese, nonché concludere, una volta per tutte, quella con gli Zoè.
Va detto, a completa giustificazione dei citati, che il più grande scoglio per la realizzazione di questi due miei progetti è la mia proverbiale timidezza (non esagero, nonostante che io abbia questo blog, sono una vera timida!).
Sinceramente, così concludo, l'idea di farmi un blog è nata dopo i numerosi incitamenti rivoltimi dalle persone a cui, non so perché, facevo leggere alcuni miei scritti che poi ci sono confluiti tra i primi post. Io, da diverso tempo, scrivevo così, giusto per fissare quello che vivevo. Non mi interessava farci niente, era uno sfogo.
Sono comunque felice di questa avventura, non vi preoccupate che si continua!
Per me aprire questo blog è stato un sogno avverato, è stata la possibilità di condividere con molta gente le mie passioni, e tante ancora ce ne saranno. E' stata una miccia che si è accesa, un racconto che non vede per ora la fine.
Mi piace pensare di aver messo in convivenza due universi separati spesso arbitrariamente, quello della musica tradizionale e quello della musica d'autore, ambedue colpevoli di quello che sono.
Non mi sono ancora raccontata per intero, ci sarebbero tematiche che vorrei approfondire, dopo magari averle citate in qualche articolo come "condimenti" ad altri piatti musicali, ma essendo io una persona molto timida, pudica e mancante di coraggio in molte cose riguardanti le relazioni esterne, non ho forza per farlo.
Come avete visto questo blog è prevalentemente a vocazione italiana, questo perché, oltre ad essere profondamente convinta dell'importanza di un blog dedicato all'"altra" musica italiana, ossia a quella che i media ufficiali ignorano o trattano con superficialità da promozione immediata, è più facile reperire materiale o anche solo le persone da poter intervistare.
Avrete notato, infatti, che a me non piace raccontarmi solo per quello che sono, amo anche che, tramite me, artisti che giudico grandi si raccontino.
Sono già riuscita a fare molto, ma spero di migliorare ancora nel prossimo futuro.
Spero di poter riparlare di musica tradizionale del Sud Italia, della quale, avrete notato, è diverso tempo che non ci occupiamo. Va da sé, chi mi conosce bene lo sa ma è meglio dirlo, che ciò dipende da fattori estranei alla mia volontà.
Voglio concludere con due desideri che mi porto dietro da una vita: spero di potervi regalare un'intervista con Marco Poeta, grandissimo suonatore di chitarra portoghese, nonché concludere, una volta per tutte, quella con gli Zoè.
Va detto, a completa giustificazione dei citati, che il più grande scoglio per la realizzazione di questi due miei progetti è la mia proverbiale timidezza (non esagero, nonostante che io abbia questo blog, sono una vera timida!).
Sinceramente, così concludo, l'idea di farmi un blog è nata dopo i numerosi incitamenti rivoltimi dalle persone a cui, non so perché, facevo leggere alcuni miei scritti che poi ci sono confluiti tra i primi post. Io, da diverso tempo, scrivevo così, giusto per fissare quello che vivevo. Non mi interessava farci niente, era uno sfogo.
Sono comunque felice di questa avventura, non vi preoccupate che si continua!
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domenica 7 marzo 2010
Commento alla puntata del 07/03/10 di "Canzonenapoletana@rai.it.
Carissimi lettori, ecco qui il commento alla seconda puntata che "canzonenapoletana@rai.it" dedica a Salvatore Di Giacomo.
Si parte malissimo per quanto riguarda i dischi usati, ma fortunatamente conosco il brano che è trasmesso, per cui il problema è meno grave. Il brano con cui si parte è "'A retirata", brano di ispirazione romantico-militaresca, che si ascolta dalla voce di Francesco Daddi. Il cantante ha una buona voce di tenore, e quello che rende il brano più prezioso che mai, è la sua intimità quasi cameristica, data dal fatto che l'unico strumento che accompagna questo sentitissimo addio, sia solo un pianoforte.
Per scoprire "'A retirata", fortunatamente non c'è bisogno di ricorrere a registrazioni storiche, si può pensare semplicemente alla bellissima "Napoletana: antologia cronologica della canzone partenopea", incisa negli anni Cinquanta da Roberto Murolo e reperibilissima in cd.
Si è appena ascoltata la bellissima voce baritonale di Titta Ruffo, che ha interpretato "Munasterio", uno dei brani che a me sono più indifferenti tra quelli che conosco di Di Giacomo (forse è l'unica poesia musicata del napoletano che non amo!).
Subito dopo, e sto soffrendo perché la canzone la amo moltissimo ma la versione è quantomeno deludente, si ascolta "Pastorale", anche conosciuta come "'A nuvena". La versione che abbiamo ascoltato, cantata con un ritmo veloce esageratamente pronunciato, è cantata da Giuseppe de Luca, che dalla pronuncia non pare neanche napoletano.
Fortunatamente ci sono bellissime versioni moderne, soprattutto quelle di Sergio Bruni (in "Omaggio a Di Giacomo"), e di Egisto Sarnelli.
La puntata fortunatamente si riprende subito con una carinissima versione di 'E spingule frangese", brano che si ascolta eseguito da Giorgio Schotler, grande posteggiatore dell'epoca. Il brano è più veloce rispetto a come lo si sente abitualmente oggi, ma è molto bello, anzi forse proprio per questo è così bello e piacevole. Infatti, la velocità, che comunque non è mai esagerata e non annulla le importantissime pause così tipiche del genere "classico", gli dà una leggerezza veramente invidiabile. Se volete ascoltare unha versione moderna, potete benissimo sentire quella di Roberto Murolo sia in "napoletana" che in "Anema e core" (Carosello, 1995).
Ed eccoci ad uno spassosissimo duetto, a tempo di tarantella come spesso è questo repertorio, intitolato "Lariulà". La versione è molto bella, ma credo che sia difficilmente reperibile. Per trovare una versione moderna, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Interessante è sia la versione a "duetto" di Gabriele Vanorio e Maria Paris, che quella solistica di Antonello Rondi.
La trasmissione continua con "Marzo", anche detta "Catarì", che si ascolta nella versione di Fernando De Lucia, grande tenore dell'epoca. Il testo è trattato in maniera leggermente diversa rispetto a come si tende a usarlo oggi. La versione è un po' deludente, soprattutto perché non c'è espressività e non si utilizzano o evidenziano suffecientemente gli arabeschi della melodia, che sono sicuramente resi meglio da un cantante d'impostazione popolare piuttosto che da un tenore.
La puntata si chiude con una delle mie canzoni preferite di Di Giacomo, la tarantelluccia spassosa "Carcioffolà", che si ascolta nella versione di Raffaele Balsamo, che gli dà una forte anima da "cafè-chantant". E' davvero spassosa, d'altronde non fare questo brano divertente è impossibile. E' veramente geniale la personalità di Di Giacomo, perché dall'alto della sua cultura erudita, è riuscito ad essere più popolare del popolo.
Se volete ascoltare una versione moderna di questo brano, anche qui avete l'imbarazzo della scelta, ma io vi consiglio quella di Maria Paris, magari non cantata perfettamente, ma di un pittoresco veramente insuperabile.
Sono felicissima che la Rai abbia avuto questa iniziativa di ricordare Di Giacomo, grandissimo poeta vernacolare, adesso scopritelo anche voi, così questo centocinquantenario si vivrà con meno silenzio.
Si parte malissimo per quanto riguarda i dischi usati, ma fortunatamente conosco il brano che è trasmesso, per cui il problema è meno grave. Il brano con cui si parte è "'A retirata", brano di ispirazione romantico-militaresca, che si ascolta dalla voce di Francesco Daddi. Il cantante ha una buona voce di tenore, e quello che rende il brano più prezioso che mai, è la sua intimità quasi cameristica, data dal fatto che l'unico strumento che accompagna questo sentitissimo addio, sia solo un pianoforte.
Per scoprire "'A retirata", fortunatamente non c'è bisogno di ricorrere a registrazioni storiche, si può pensare semplicemente alla bellissima "Napoletana: antologia cronologica della canzone partenopea", incisa negli anni Cinquanta da Roberto Murolo e reperibilissima in cd.
Si è appena ascoltata la bellissima voce baritonale di Titta Ruffo, che ha interpretato "Munasterio", uno dei brani che a me sono più indifferenti tra quelli che conosco di Di Giacomo (forse è l'unica poesia musicata del napoletano che non amo!).
Subito dopo, e sto soffrendo perché la canzone la amo moltissimo ma la versione è quantomeno deludente, si ascolta "Pastorale", anche conosciuta come "'A nuvena". La versione che abbiamo ascoltato, cantata con un ritmo veloce esageratamente pronunciato, è cantata da Giuseppe de Luca, che dalla pronuncia non pare neanche napoletano.
Fortunatamente ci sono bellissime versioni moderne, soprattutto quelle di Sergio Bruni (in "Omaggio a Di Giacomo"), e di Egisto Sarnelli.
La puntata fortunatamente si riprende subito con una carinissima versione di 'E spingule frangese", brano che si ascolta eseguito da Giorgio Schotler, grande posteggiatore dell'epoca. Il brano è più veloce rispetto a come lo si sente abitualmente oggi, ma è molto bello, anzi forse proprio per questo è così bello e piacevole. Infatti, la velocità, che comunque non è mai esagerata e non annulla le importantissime pause così tipiche del genere "classico", gli dà una leggerezza veramente invidiabile. Se volete ascoltare unha versione moderna, potete benissimo sentire quella di Roberto Murolo sia in "napoletana" che in "Anema e core" (Carosello, 1995).
Ed eccoci ad uno spassosissimo duetto, a tempo di tarantella come spesso è questo repertorio, intitolato "Lariulà". La versione è molto bella, ma credo che sia difficilmente reperibile. Per trovare una versione moderna, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Interessante è sia la versione a "duetto" di Gabriele Vanorio e Maria Paris, che quella solistica di Antonello Rondi.
La trasmissione continua con "Marzo", anche detta "Catarì", che si ascolta nella versione di Fernando De Lucia, grande tenore dell'epoca. Il testo è trattato in maniera leggermente diversa rispetto a come si tende a usarlo oggi. La versione è un po' deludente, soprattutto perché non c'è espressività e non si utilizzano o evidenziano suffecientemente gli arabeschi della melodia, che sono sicuramente resi meglio da un cantante d'impostazione popolare piuttosto che da un tenore.
La puntata si chiude con una delle mie canzoni preferite di Di Giacomo, la tarantelluccia spassosa "Carcioffolà", che si ascolta nella versione di Raffaele Balsamo, che gli dà una forte anima da "cafè-chantant". E' davvero spassosa, d'altronde non fare questo brano divertente è impossibile. E' veramente geniale la personalità di Di Giacomo, perché dall'alto della sua cultura erudita, è riuscito ad essere più popolare del popolo.
Se volete ascoltare una versione moderna di questo brano, anche qui avete l'imbarazzo della scelta, ma io vi consiglio quella di Maria Paris, magari non cantata perfettamente, ma di un pittoresco veramente insuperabile.
Sono felicissima che la Rai abbia avuto questa iniziativa di ricordare Di Giacomo, grandissimo poeta vernacolare, adesso scopritelo anche voi, così questo centocinquantenario si vivrà con meno silenzio.
giovedì 4 marzo 2010
"Ciao a te" Lucio Dalla
Carissimi lettori, voglio iniziare questo articolo ringraziando tutti coloro che da varie parti mi hanno fatto pervenire apprezzamenti su questo blog, che è solo un mio diletto e niente più.
Oggi, 4 marzo, uno dei più grandi cantautori italiani compie gli anni, quindi ne voglio approfittare per mettere insieme un distillato di sensazioni e ricordi legati alla sua musica. Naturalmente, come molti sapranno, il cantautore in questione è il bolognese Lucio Dalla.
Non so dirvi con esattezza quando ho scoperto la particolarissima voce di questo artista, credo che mi abbia sempre fatto compagnia.
Il primo ricordo di Dalla che riesco a farmi venire in mente è una raccolta, che possediamo sia in cassetta che in lp, dedicata al suo primo periodo. Mi ricordo che, quand'ero piccola, l'unica canzone di quel disco che non potevo sopportare era "Paff bum!", che tutt'ora trovo abbastanza insipida. Voglio anzi ammettere subito che il primo Dalla, quello che va da "1999" (1966) ad "Automobili" (1976) escluso, cosiccome l'ultimissimo, quello che va da "Ciao" (1999) ad "Angoli nel cielo" (2009), non mi riesce ad emozionare per motivi opposti e complementari. Se i primi dieci anni di carriera li trovo spesso avanguardistici ed esagerati (ovviamente non disconosco capolavori come "Piazza grande" o "La casa in riva al mare"!), gli ultimi dieci non mi arrivano perché li sento freddi e senza più voglia di fare (Riconosco la bellezza di brani come "Scusa", "Prima dammi un bacio" o la nuova "Puoi sentirmi").
Un disco di Dalla a cui sono molto legata, anche se non ne saprei esattamente dire l'anno, è il q disc che conteneva "Ciao a te", "Telefonami tra vent'anni", "madonna disperazione" e, soprattutto, la bellissima cover di "Have you got a friend" di Carole King, eseguita dal nostro con il clarinetto, strumento che ancora si diletta a suonare, anche se ora fa troppo il cantante e non suona più in pubblico. Noi questo disco lo abbiamo in vinile, quindi non me lo sento per intero da tempi veramente lontani (una ventina d'anni tutta!). Nonostante ciò mi ricordo benissimo quanto mi piacesse la naturalezza con cui il nostro cantava quei testi, che io sicuramente all'epoca capivo male, ma che comunque mi facevano divertire.
Legata alla mia infanzia, poi, possiamo trovare anche "Fumetto", bel rockettino fatto con una lista allucinante di personaggi di fumetti, che era contenuto in una raccolta intitolata "Cantautori anni d'oro", di cui, insieme a "Canzone scritta sul muro" di Claudio Lolli, ha sempre costituito per me la punta di diamante. La voce di Dalla qui è ancora "nera", ma c'è leggerezza in giusta dose, cosa che manca spesso nel Dalla del primissimo periodo, appunto quello 66-76, e forse predomina esageratamente nell'ultimo.
Altro grandissimo ricordo legato a Dalla è "Banana repubblic", album del 1979 frutto della tournée con Francesco De Gregori. Non mi ha mai convinto la qualità dell'audio del disco, neanche in versione digitale, ma alcuni brani, specialmente le versioni del repertorio di De Gregori, sono meravigliosi. Adoro, soprattutto "Quattro cani", che acquista un ambiente blues anche grazie al brevissimo ma folgorante assolo del sassofono di Dalla, che qui dà una delle sue migliori prove. Meravigliosa è, poi, "Ma come fanno i marinai", brano scherzoso e sfizioso sempre figlio di quelle atmosfere swinganti che si confanno moltissimo al nostro. Non ho mai amato, invece, la reinterpretazione di "Piazza grande" e meno ancora quella di "4 marzo 1943", brani che trovo insostituibili nelle loro versioni storiche da studio, anche se apro un'eccezione per la seconda, dando il privilegio dell'apprezzamento alla versione di "Dallamericaruso". Questo è, infatti, l'altro album fondamentale per quanto riguarda Lucio Dalla, assolutamente forte e perfetto, anche grazie all'insuperabile apporto degli "Stadio".
L'unico mio contatto personale con Lucio Dalla, se si vuole escludere un concerto dei tempi di "Cambio" dove io invece di ascoltare dovetti cantare tutto per sentire qualcosa perché le note arrivavano come un'eco dall'oltretomba, è stato in occasione dell'inaugurazione dell'Accademia del Fado diretta da Marco Poeta e con sede a Camerino. In quell'occasione, incredibile a dirsi, il musicista bolognese ha riacquistato la forza dei suoi tempi migliori, specialmente perché si sentiva che si divertiva nel cantare. L'accompagnamento, naturalmente se si parla di Marco Poeta, è stato acustico, completamente "afadistado", permettendo a Lucio Dalla di improvvisare in maniera completamente nuova su suoi vecchi brani come "Caruso", "Piazza grande", "4 marzo 1943", e non so se altri. Conobbi in quell'occasione Lucio Dalla che si è dimostrato simpatico, rispettoso e gentile, tanto per smentire quel mito dell'artista che, scontrosamente, non si concede al suo pubblico.
Voglio concludere questo articolo su Lucio Dalla con una curiosità legata ad un lp che ha cullato la mia infanzia grazie ad alcuni miei parenti molto legati alla Spagna. Esistono almeno tre versioni meravigliose in lingua spagnola del repertorio del bolognese. I tre brani, intitolati "María", "Oh que será, que será" e "Qué profundo es el mar", si possono trovare nel disco "Amor primero" del cantautore spagnolo Patxi Andión, che conteneva anche una carinissima "Canela pura".
Spero di avervi fatto piacere con questo distillato di istantanee su Dalla, grazie ancora a tutti e a presto!
ad
Oggi, 4 marzo, uno dei più grandi cantautori italiani compie gli anni, quindi ne voglio approfittare per mettere insieme un distillato di sensazioni e ricordi legati alla sua musica. Naturalmente, come molti sapranno, il cantautore in questione è il bolognese Lucio Dalla.
Non so dirvi con esattezza quando ho scoperto la particolarissima voce di questo artista, credo che mi abbia sempre fatto compagnia.
Il primo ricordo di Dalla che riesco a farmi venire in mente è una raccolta, che possediamo sia in cassetta che in lp, dedicata al suo primo periodo. Mi ricordo che, quand'ero piccola, l'unica canzone di quel disco che non potevo sopportare era "Paff bum!", che tutt'ora trovo abbastanza insipida. Voglio anzi ammettere subito che il primo Dalla, quello che va da "1999" (1966) ad "Automobili" (1976) escluso, cosiccome l'ultimissimo, quello che va da "Ciao" (1999) ad "Angoli nel cielo" (2009), non mi riesce ad emozionare per motivi opposti e complementari. Se i primi dieci anni di carriera li trovo spesso avanguardistici ed esagerati (ovviamente non disconosco capolavori come "Piazza grande" o "La casa in riva al mare"!), gli ultimi dieci non mi arrivano perché li sento freddi e senza più voglia di fare (Riconosco la bellezza di brani come "Scusa", "Prima dammi un bacio" o la nuova "Puoi sentirmi").
Un disco di Dalla a cui sono molto legata, anche se non ne saprei esattamente dire l'anno, è il q disc che conteneva "Ciao a te", "Telefonami tra vent'anni", "madonna disperazione" e, soprattutto, la bellissima cover di "Have you got a friend" di Carole King, eseguita dal nostro con il clarinetto, strumento che ancora si diletta a suonare, anche se ora fa troppo il cantante e non suona più in pubblico. Noi questo disco lo abbiamo in vinile, quindi non me lo sento per intero da tempi veramente lontani (una ventina d'anni tutta!). Nonostante ciò mi ricordo benissimo quanto mi piacesse la naturalezza con cui il nostro cantava quei testi, che io sicuramente all'epoca capivo male, ma che comunque mi facevano divertire.
Legata alla mia infanzia, poi, possiamo trovare anche "Fumetto", bel rockettino fatto con una lista allucinante di personaggi di fumetti, che era contenuto in una raccolta intitolata "Cantautori anni d'oro", di cui, insieme a "Canzone scritta sul muro" di Claudio Lolli, ha sempre costituito per me la punta di diamante. La voce di Dalla qui è ancora "nera", ma c'è leggerezza in giusta dose, cosa che manca spesso nel Dalla del primissimo periodo, appunto quello 66-76, e forse predomina esageratamente nell'ultimo.
Altro grandissimo ricordo legato a Dalla è "Banana repubblic", album del 1979 frutto della tournée con Francesco De Gregori. Non mi ha mai convinto la qualità dell'audio del disco, neanche in versione digitale, ma alcuni brani, specialmente le versioni del repertorio di De Gregori, sono meravigliosi. Adoro, soprattutto "Quattro cani", che acquista un ambiente blues anche grazie al brevissimo ma folgorante assolo del sassofono di Dalla, che qui dà una delle sue migliori prove. Meravigliosa è, poi, "Ma come fanno i marinai", brano scherzoso e sfizioso sempre figlio di quelle atmosfere swinganti che si confanno moltissimo al nostro. Non ho mai amato, invece, la reinterpretazione di "Piazza grande" e meno ancora quella di "4 marzo 1943", brani che trovo insostituibili nelle loro versioni storiche da studio, anche se apro un'eccezione per la seconda, dando il privilegio dell'apprezzamento alla versione di "Dallamericaruso". Questo è, infatti, l'altro album fondamentale per quanto riguarda Lucio Dalla, assolutamente forte e perfetto, anche grazie all'insuperabile apporto degli "Stadio".
L'unico mio contatto personale con Lucio Dalla, se si vuole escludere un concerto dei tempi di "Cambio" dove io invece di ascoltare dovetti cantare tutto per sentire qualcosa perché le note arrivavano come un'eco dall'oltretomba, è stato in occasione dell'inaugurazione dell'Accademia del Fado diretta da Marco Poeta e con sede a Camerino. In quell'occasione, incredibile a dirsi, il musicista bolognese ha riacquistato la forza dei suoi tempi migliori, specialmente perché si sentiva che si divertiva nel cantare. L'accompagnamento, naturalmente se si parla di Marco Poeta, è stato acustico, completamente "afadistado", permettendo a Lucio Dalla di improvvisare in maniera completamente nuova su suoi vecchi brani come "Caruso", "Piazza grande", "4 marzo 1943", e non so se altri. Conobbi in quell'occasione Lucio Dalla che si è dimostrato simpatico, rispettoso e gentile, tanto per smentire quel mito dell'artista che, scontrosamente, non si concede al suo pubblico.
Voglio concludere questo articolo su Lucio Dalla con una curiosità legata ad un lp che ha cullato la mia infanzia grazie ad alcuni miei parenti molto legati alla Spagna. Esistono almeno tre versioni meravigliose in lingua spagnola del repertorio del bolognese. I tre brani, intitolati "María", "Oh que será, que será" e "Qué profundo es el mar", si possono trovare nel disco "Amor primero" del cantautore spagnolo Patxi Andión, che conteneva anche una carinissima "Canela pura".
Spero di avervi fatto piacere con questo distillato di istantanee su Dalla, grazie ancora a tutti e a presto!
ad
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domenica 28 febbraio 2010
Commento alla puntata del 28/02/10 di "canzonenapoletana@rai.it"
Carissimi lettori, finalmente il programma "canzonenapoletana@rai.it" dedica un ciclo a Salvatore di Giacomo, sommo poeta napoletano.
Come sempre, purtroppo, si ascolteranno solo incisioni d'epoca, quindi preparatevi ai miei commenti lacunosi.
Il ciclo comincia con una bellissima canzone, risalente al 1884, quindi a quando il nostro poeta aveva appena ventiquattro anni, che ascoltiamo da Tito Schipa. L'interpretazione del tenore leccese, va detto, riesce, e per me è raro, a trasmettere tutto il romanticismo di cui è intrisa "Napulitanata", che, effettivamente, invece di essere un ritratto della città, come potrebbe far pensare il titolo, è una bellissima serenata. Il ritmo, e forse questa è l'unica pecca, è un po' troppo veloce.
Si continua con un'incisione, almeno risalente agli anni Trenta, che ci permette di ascoltare un grandissimo cantante lirico, Mario San Marco, che interpreta "Oj marenà", canzone quasi a valzer dove si parla dell'amore di marinaio, non nel senso di amore infedele, ma di amore coltivato dalla gente di mare. Il tema, come sanno i conoscitori, è caro a moltissimi scrittori, ma forse a Di Giacomo specialmente. Il brano è uno di quelli caratterizzati dall'alternanza di momenti minori con altri maggiori.
Continuando si arriva a questa "Era de maggio", che si ascolta, con molto piacere, da Fernando de Lucia, tenore dalla voce potente ma dal canto discreto. Interessanti le fioriture ed i gorgheggi prima del ritornello.
Stiamo ascoltando un altro brano scritto da Di Giacomo nel 1885, dal titolo "Carulì cu st'uocchie nire nire". E' una serenatella giocosa, come spesso in futuro se ne continueranno a produrre. Il brano è interpretato da F. Perulli (non si sa il nome per intero del cantante!), artista dalla bella voce, che riesce a dare una giusta interpretazione a questa canzoncina binaria ed allegra.
Ora abbiamo il piacere di ascoltare la versione di Gennaro Pasquariello, noto cantante d'inizio Novecento di cui qui si parla spesso, di "Marechiaro", uno dei tanti classici di Di Giacomo. la particolarità maggiore di questa versione è la mancanza dell'acuto su "ca ll'aria è doce", e la ripetizione di questo verso nella parte di solito affidata solamente agli strumenti.
Dello stesso anno è questa famosissima "Oilì, oilà", che abbiamo ascoltato da un grande posteggiatore chiamato Vincenzo Marmolini. L'interpretazione, veramente spumeggiante, ha delle punte di virtuosismo in corrispondenza del pezzo strumentale che divide le strofe, veramente carina!
la puntata si chiude con un brano che io sto ascoltando con una lacrima all'angolo degli occhi. Stiamo infatti ascoltando una bellissima versione di "Luna nova", che ascoltiamo da un'altra troupe di posteggiatori. Interessante la tecnica "popolare" sulla chitarra, che può ricordare da vicino alcuni tocchi delle tarantelle garganiche. La voce del posteggiatore, precisa e caratterizzata da un bellissimo falsetto, riesce veramente a dare l'espressione giusta a questa serenata alla città di Napoli.
Credo che si nota la particolare felicità con cui ho scritto questo commento, Di Giacomo è uno dei miei autori preferiti. Ovviamente sono anche felice per il fatto che, in fondo, non si sono dovuti sentire dischi esageratamente frusciati.
Come sempre, purtroppo, si ascolteranno solo incisioni d'epoca, quindi preparatevi ai miei commenti lacunosi.
Il ciclo comincia con una bellissima canzone, risalente al 1884, quindi a quando il nostro poeta aveva appena ventiquattro anni, che ascoltiamo da Tito Schipa. L'interpretazione del tenore leccese, va detto, riesce, e per me è raro, a trasmettere tutto il romanticismo di cui è intrisa "Napulitanata", che, effettivamente, invece di essere un ritratto della città, come potrebbe far pensare il titolo, è una bellissima serenata. Il ritmo, e forse questa è l'unica pecca, è un po' troppo veloce.
Si continua con un'incisione, almeno risalente agli anni Trenta, che ci permette di ascoltare un grandissimo cantante lirico, Mario San Marco, che interpreta "Oj marenà", canzone quasi a valzer dove si parla dell'amore di marinaio, non nel senso di amore infedele, ma di amore coltivato dalla gente di mare. Il tema, come sanno i conoscitori, è caro a moltissimi scrittori, ma forse a Di Giacomo specialmente. Il brano è uno di quelli caratterizzati dall'alternanza di momenti minori con altri maggiori.
Continuando si arriva a questa "Era de maggio", che si ascolta, con molto piacere, da Fernando de Lucia, tenore dalla voce potente ma dal canto discreto. Interessanti le fioriture ed i gorgheggi prima del ritornello.
Stiamo ascoltando un altro brano scritto da Di Giacomo nel 1885, dal titolo "Carulì cu st'uocchie nire nire". E' una serenatella giocosa, come spesso in futuro se ne continueranno a produrre. Il brano è interpretato da F. Perulli (non si sa il nome per intero del cantante!), artista dalla bella voce, che riesce a dare una giusta interpretazione a questa canzoncina binaria ed allegra.
Ora abbiamo il piacere di ascoltare la versione di Gennaro Pasquariello, noto cantante d'inizio Novecento di cui qui si parla spesso, di "Marechiaro", uno dei tanti classici di Di Giacomo. la particolarità maggiore di questa versione è la mancanza dell'acuto su "ca ll'aria è doce", e la ripetizione di questo verso nella parte di solito affidata solamente agli strumenti.
Dello stesso anno è questa famosissima "Oilì, oilà", che abbiamo ascoltato da un grande posteggiatore chiamato Vincenzo Marmolini. L'interpretazione, veramente spumeggiante, ha delle punte di virtuosismo in corrispondenza del pezzo strumentale che divide le strofe, veramente carina!
la puntata si chiude con un brano che io sto ascoltando con una lacrima all'angolo degli occhi. Stiamo infatti ascoltando una bellissima versione di "Luna nova", che ascoltiamo da un'altra troupe di posteggiatori. Interessante la tecnica "popolare" sulla chitarra, che può ricordare da vicino alcuni tocchi delle tarantelle garganiche. La voce del posteggiatore, precisa e caratterizzata da un bellissimo falsetto, riesce veramente a dare l'espressione giusta a questa serenata alla città di Napoli.
Credo che si nota la particolare felicità con cui ho scritto questo commento, Di Giacomo è uno dei miei autori preferiti. Ovviamente sono anche felice per il fatto che, in fondo, non si sono dovuti sentire dischi esageratamente frusciati.
Riflessioni sull'ultima classifica FIMI.
Carissimi lettori, sono finalmente riuscita ad avere accesso ad una classifica "ufficiale" stilata dopo il festival di sanremo, ossia a quella della settimana dal 15 al 21 febbraio, quindi la commenterò per voi.
La prima posizione dimostra subito l'"effetto sanremo", perché vi troviamo Marco Mengoni, cantante che nella kermesse canora si è classificato terzo. Non emetto nessun grido di giubilo per questo piazzamento, infatti, nonostante l'obbiettiva particolarità del timbro di Mengoni (asessuato? che paura!), non lo trovo meritevole di tale posto. Oltretutto ritengo bruttissima la polemica scatenata da Morgan, mentore di Mengoni che proviene da "X factor", è semplicemente vergognosa. Questo è stato un Festival dove ci si è divertiti un po' troppo a fare accostamenti spesso forzati tra i nuovi brani e vecchie conoscenze della storia della musica leggera (forzato mi pare quello tra la giustamente odiata "Italia amore mio" e "Over the raimbow" tirato in ballo dalla brava Nina Zilli).
Il secondo ed il terzo posto sono appannaggio di due stranieri, quindi noi ci torniamo ad interessare del quarto, dove troviamo una giovane salentina dalla bella voce, la leccese Alessandra Amoroso. Devo ancora finire di convincermi sulla sua effettiva bravura, bisogna darle qualche anno per maturare ancora e trovare la sua strada, ma che è una buona cantante non le si può negare. Voglio augurarmi che la Sony, che la produce sotto etichetta Epic, non la tratti come un prodotto e le dia davvero un futuro "Senza nuvole". Magari si può dire che i primi due singoli estratti da questo suo disco, "Senza nuvole" ed "Estranei a partire da ieri", siano ritmicamente uguali, ma io, che mi sono stancata di "stranezze etnicheggianti" nella musica leggera, preferisco questi pezzi a brani esotici ed incomprensibili.
Al quinto posto troviamo il vincitore della sezione "Artisti" del Festival, il sardo Valerio Scanu. Si è gridato da più parti alla vergogna per questa sua vittoria, secondo me era peggio se avessero vinto Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici. Sinceramente anche io penso che forse non avrebbe dovuto vincere, ma forse i brani come il suo sono gli unici che possono essere metabolizzati dal pubblico televotante, a cui, forse è meglio ricordarlo, competeva il cinquanta per cento del potere nella scelta del vincitore. E' anche vero che il Codacons ha fatto ricorso contro il televoto e la sua effettiva manipolazione, ma sta di fatto che il brano di Scanu copre i gusti di una larga fascia di pubblico, che è quella che guarda prevalentemente questi programmi musical-televisivi. Come ho già detto a suo tempo, anche se il brano non è un capolavoro, ha anche delle qualità. Bisogna anche dire che io ne avrei abbastanza di chi pretende l'intellettualità dal Festival di Sanremo. Per quanto riguarda il giudizio sul cantante, poi, tentiamo di darlo non solo sulla base del Festival, aspettiamo di poter sentire qualche canzone in più.
Se devo parlare soggettivamente, avrei voluto vedere il nome di Malika Ayane un po' più in alto, ma la raffinatezza non è esattamente ben ripagata nel mercato discografico "poppettaro". La voce della cantante dal nome particolare, non me ne abbia, è sicuramente fuori dal comune, come particolare è il suomodo di comporre, quindi c'è sempre qualche problema. Comunque sono felice che lei testardamente continui, ancor più mi soddisfa il fatto che lei non abbia voluto cambiare sonorità o genere, dimostrando, più che attaccamento al successo come potrebbe pensare qualche malintenzionato, una grossa coerenza.
Dopo il settimo posto, che è appannaggio del Michelino mondiale (scusate ma veramente non se ne può più! non abbiamo assolutamente riservato questo trattamento ad alcuni grandi della nostra musica altrettanto scomparsi, una grandissima vergogna!), quando si torna a cantare in italiano si trovano i Sonhora, gruppo che tra l'altro scrive questa parola con un'"h" in mezzo. Si può dire che non li conosco e che non mi dicono niente, mi paiono il tipico gruppo rock che, però, per fare colpo su un pubblico sanremese, porta un pezzo melodico che non sa cantare, perché è costituito da gente musicalmente quantomeno discutibile.
Dopo due posti appannaggio di artisti stranieri, ci si ritrova con il "blasco" e la sua "combriccola", tramite il disco "Tracks 2", che però vediamo sprofondare di otto posizioni. A me Vasco Rossi non è mai piaciuto, eccezion fatta per alcune canzoni anni Settanta-Ottanta, che mi piacciono solo in versione originale. Lo trovo comunque uno di quegli artisti che, per diventare famoso, ha sfruttato alcune calamite come la facilità armonica dei pezzi e la falsa trasgressione di alcuni testi.
Andando avanti troviamo un altro celebre "sprofondato", infatti al dodicesimo posto ritroviamo il soulman Mario Biondi con il suo "If", disco prodotto dalla casa discografica di Renato Zero. Infatti, e lo si nota nella bellissima canzone che il siciliano esegue in duetto con "il re dei sorcini", tra i due è nata una stupenda amicizia (naturalmente il brano di cui si parla è la famosa "Non smetterei più, estratta da "Presente", ultimo cd di Renato Zero).
Quando si torna a cantare in italiano, troviamo un dato che non mi è molto chiaro. Al quattordicesimo posto, e già qui potrei obbiettare, troviamo l'album di Noemi "Sulla mia pelle". Sono felice perché è risalito molto grazie alla nuova edizione sanremese, ma non sufficientemente, perché un'artista dalla bravura simile dovrebbe stare molto ma molto più su. Infatti, il dato che non mi è chiaro, è come si faccia a non capire che Noemi, forse, è uno dei pochi artisti validi sfornati dai talent show, queste macchine infernali di confezionamento musicale. Non concordo sulle numerose voci che paragonano la cantante romana ad altre grandi voci d'Italia e del mondo, perché ognuno è insostituibile. Credo che con questo vizio, molto diffuso da noi che siamo secondi forse solo al Portogallo, i cantanti vengono ammazzati e non aiutati.
Al quindicesimo posto troviamo un disco che ci sta ammorbando da almeno quarantotto settimane, l'ultimo della rocker senese Gianna Nannini. L'unica canzone che mi piace in parte tra quelle che ho sentito, è "Salvami", duetto con Giorgia. Ciò che mi piace poco è l'amalgama delle voci, forse troppo diverse.
Al diciassettesimo posto, abbiamo saltato Michael Bublé, troviamo Gianluca Grignani, un cantante il cui primo disco, soprattutto i brani "Destinazione paradiso", Primo treno per Marte" e "La mia storia tra le dita", mi aveva fatto sperare bene. A partire più o meno da "La fabbrica di plastica", il cantautore, idolatrato tra gli altri da Lucio Dalla che gli ha fatto suonare la chitarra in una canzone di un suo recente disco, si è convertito ad un rock alla britannica, ma senza un centesimo della ricchezza di gruppi come il Coldplay. La voce di Grignani, oltretutto, è rauca ed insipida, quindi è veramente un personaggio nullo (mi pare di ricordare anche una storia di droga, non è solo Morgan come vedete!).
La prossima artista, anche se ha pubblicato un cd dal titolo "Heart", è di nostro interesse poiché è italiana. Ci riferiamo ad Elisa, la cui voce non si può ignorare, anche se dal punto di vista mio personale non è poi particolare. Mi sembra una voce leggera, un po' melliflua, ma comunque in grado di esprimersi bene. Si è vista di recente al Festival di Sanremo, e spero che abbia emozionato più di uno con la sua performance.
Al diciannovesimo posto troviamo ancora un altro italiano, forse l'interprete più coraggioso uscito in questi ultimi vent'anni. mi riferisco a Francesco Renga, a cui do del coraggioso per aver deciso di incidere un cd completamente accompagnato da un'orchestra classica, organico che richiede grande bravura interpretativa di per sé, oltretutto dedicato alle canzoni degli anni Sessanta, quasi mai scontate soprattutto se catalogabili nel genere "melodico".
Al ventesimo posto, e non se ne può più, troviamo ancora Tiziano Ferro ed il suo "Alla mia età", che dopo che è stato il disco più venduto del 2009, riesce ancora a vendere alla grande ora. Veramente non mi riesco a dare una ragione per questo fenomeno, all'infuori del battage pubblicitario di molte, troppe radio.
Oltretutto il nostro Ferro, come ho già avuto occasione di dichiarare in qualche altro articolo, è completamente stonato, basta vederlo in un qualsiasi programma televisivo dove si canti dal vivo (è sufficiente anche solo "Top of the pops"), e la vergogna comincia.
Andando avanti, svanito ormai l'effetto sanremese, ritroviamo i dischi che ci hanno tenuto compagnia prima del Festival, incluso questo "Laura live world tour", della romagnola Laura Pausini. E' un disco brutto, anche perché ormai la cantante ha perso tutta quella semplicità di cui sembrava provvista nel suo primo periodo. Trovo il percorso della Pausini compatibile con quello di qualcuno che sfrutta una cosa, poi, dopo averla sfruttata, la butta via seppur finge di continuarla ad usare.
Al ventitreesimo posto troviamo il grande Claudio Baglioni, che ci presenta il disco più pazzo ed inutile della sua vita. In questo caso non è in discussione la qualità dell'album in sé, che è grandissima ve lo posso assicurare, ma la filosofia che lo presiede. Trovo quantomeno discutibile voler rifare in studio i brani di un proprio vecchio disco, anche se per nascondere la furbatina lo si ricanta e addirittura lo si arricchisce facendolo diventare un'opera. E' proprio qui il problema: io sono ancora per le barriere tra generi (ho vecchi tabù, ma non me ne disferò per ora!), quindi le opere, se si vogliono chiamare tali, debbono avere nel loro cast cantanti con la voce impostata, non quindi alla Baglioni. Sono completamente discorde con neologismi come "Opera popolare" (i bellissimi lavori di Cocciante io li chiamo musical!) o "Opera rock" (anche questi li chiamo come sopra!).
Al ventiquattresimo posto, incredibile a dirsi, si fa risentire l'influsso sanremese, infatti si reperisce Irene Grandi, voce che non mi ha convinto mai. Credo infatti che, se si canta musica leggera, si debba puntare ad un italiano quasi privo d'accento, mentre gli accenti se li possono permettere coloro che fanno musica di confine, quella che può spaziare da suggestioni pop ad influenze etniche (si vedano molti cantautori!). La voce della Grandi, oltretutto non mi piace, come non condivido questo suo darsi le arie di grande cantante rock e jazz quando è semplicemente una cantante pop.
Al venticinquesimo posto, purtroppo, troviamo un disco di un cantante romano che, dopo qualche brano carino nei primi dischi, si è dato al pop di conio internazionale, ossia al genere che accontenta i fan ad oltranza e gli stranieri. Il cantante in questione, uno dei pochi che l'Italia esporta a livello massificato (quantomeno di lui si sa, di altri no!), è Eros Ramazzotti. Io non capisco che charme possa avere una voce così nasale senza altre sfumature, senza altri particolari. Non capisco oltretutto il perché di così tanto successo, non mi viene neanche di azzardare un motivo.
Dopo il caso mediatico della casalinga inglese convertita allo showbusiness, troviamo un caso mediatico nostrano altrettanto discutibile e patetico, quello di Morgan. Questo cantante, ormai inseparabile amico di qualsiasi tributo ai cantautori, è ritenuto bravo per il solo fatto che è in grado di eseguire brani di musica classica (per fare ciò basta aver studiato pianoforte al Conservatorio ed aver voluto proseguire gli studi, cosa che qualcuno ancora fa!). Sinceramente, oltretutto, io mi convinco che c'è qualche problema ogni volta che qualche musicista viene invitato a condurre programmi musicali, quella è la fine. Oltretutto, in un'edizione di "X factor" che seguii un po' più da vicino, lui ebbe giudizi a dir poco discutibili, soprattutto escluse una cover interessantissima di "Bocca di Rosa" di De Andrè con la giustificazione che l'autore ne sarebbe rimasto deluso, mentre lui ha avuto il coraggio di rifare per intero, senza arricchirlo se non di suoni inutili, l'album del genovese "Non al denaro, non all'amore né al cielo". Se questo è un cantante bravo, sinceramente non lo capisco.
Al ventottesimo posto torna Alessandra Amoroso, che già avevamo trovato con "Senza nuvole", con il suo disco precedente che non conosco, comunque voglio approfittare di questa nuova occasione per rifarle ancora i miei più sentiti complimenti e sottintendere le speranze che ho già espresso prima.
Al trentesimo posto troviamo Povia, con l'ultimo suo cd, che contiene due brani veramente brutti, quello sanremese da una parte, ma soprattutto quello con il coro dell'Antoniano di bologna. Posso capire che ormai il "canta-cameriere" abbia scelto i bambini come suo pubblico personale, ma c'è un limite a tutto. Per cantare, poi, ci vuole anche uno straccio di voce, e il signor Peppino mi pare che non l'ha.
Al trentunesimo posto si trova ancora una volta Marco Mengoni, questa volta con il suo precedente disco, la cui title track mi pare abbia lo stesso ritmo della canzone sanrmese (fantasia!).
Al trentaduesimo posto troviamo il padre dei "Neomelodici" napoletani, pentito di ciò che ha fatto, quindi convertitosi al pop etnico ed al teatro impegnato e di qualità. la canzone che ha presentato a Sanremo, brano che dà il titolo al cd presente, è a dir poco brutta, per lo meno secondo me non racconta il Sud Italia. Non credo infatti che basti dire che qualcosa non è solo come lo si dipinge comunemente affinché la gente possa sentire di trovare una terra ritratta in musica. Oltretutto mi sembra che il brano in questione sia un miscuglio di luoghi comuni, veramente una vergogna (altro che il riscatto del Sud!).
Eccoci all'ultimo cd di Enrico Ruggeri, di cui ancora non ho sentito niente all'infuori della bella canzone sanrmese. trovo questo piazzamento un po' troppo basso per la qualità della'rtista, ma spero di sapere ben presto che sale e va a gonfie vele. Mi dispiace quando si tende ad avere dei giudizi su artisti in piena e lucida attività, basati su esperienze che non sono in fondo preponderanti nella loro vita.
Come avete visto, dal trentaduesimo posto in qua, si è tornato a far sentire l'"effetto sanremo", infatti andando avanti troviamo la promettente Nina Zilli con le sue sonorità bacrackiane e retro. Sono curiosa che si senta altro in giro di questa cantante, io sinceramente non sono molto attratta dall'idea di passarmi due o tre ore in un negozio di dischi ad ascoltare musica in cuffia, quindi devo avere un po' di fortuna con la radio (missione impossibile!).
Al trentasettesimo posto, per fortuna qualcosa si salta, troviamo una delle superospiti del Festival di Sanremo, nella mitica serata di giovedì. Mi riferisco alla siciliana Carmen Consoli, la "cantantessa" d'Italia. Il suo ultimo disco, ancora una volta caratterizzato dall'intimità che la cantante ha scoperto a partire da "L'eccezione", si intitola "Elettra" ed è impreziosito da canzoni come la commoventissima "Mandaci una cartolina", ballata con un forte "tempero" brasiliano.
Subito dopo si ritrova il Gianluca nazionale (Grignani, naturalmente!), con un "Best of" in classifica da quattro settimane. E' veramente da furbi far uscire due dischi dello stesso cantante così ravvicinati?
Al prossimo artista, parafrasando la canzone con la quale ha vinto il Sanremo giovani di due anni fa, gli potremmo dire: "Pensa, prima di cantare pensa!". Mi riferisco, come avrete forse capito, a Fabrizio Moro, uno dei tanti "stonati" che sono diventati cantanti professionisti. basta! Non ne posso più di sentire questi cantanti che fanno queste canzoni qualunquiste che sembrano impegnate, sulle stesse tematiche da sempre, dalla mafia, alla guerra, all'attualità spicciola e non rielaborata.
Andando avanti voglio gridare un "Evviva!", in quanto si trova in classifica, al quarantesimo posto, l'ultimo favoloso disco di Fiorella Mannoia, segno che questa voce romana strega ancora molta gente e non solo la sottoscritta. Segno anche, forse, che non tutti i dischi di cover sono uguali, infatti un conto è la sensibilità di chi è sempre interprete, un conto sono le tentazioni semplicistiche di chi magari, da cantautore, fa un disco da interprete per prendersi una vacanzetta.
Al quarantaduesimo posto troviamo una raccolta dei Nomadi uscita da due settimane, ma per me non esiste, perché il gruppo ha smesso di esistere quando la splendida voce di Augusto ha taciuto per sempre. Le uniche raccolte che mi interessano, infatti ne possiedo qualcuna, sono quelle riguardanti il periodo 1963-1992, appunto quello della presenza nel gruppo del grande Daolio. Trovo discutibilissima la voglia che il gruppo ha di continuare ad usare questo nome, infrangendo secondo me la sacralità di una storia.
Subito dopo, ed è il caso di dire "Grande!!", troviamo l'ultimo cd di Renato Zero, che resiste, a quasi un anno dalll'uscita, in classifica, anche se non più tra i primi. E' un disco che vi consiglio caldamente, ma qui se ne è a suo tempo ampiamente parlato, quindi non approfondiamo.
Al quarantaquattresimo posto troviamo il secondo cd di Arisa, una brava cantante lucana che almeno ha effettiva bravura da vendere. La canzone che dà il titolo al cd, unica che sinora mi è arrivata alle orecchie, è molto carina, anche se preferisco la versione non pubblicata, quella con la Lino Patruno jazz band. Infatti ritengo insostituibile, come accompagnamento alla voce della cantante, un tappeto di strumenti acustici, ben suonati e soprattutto swinganti. Va riconosciuta alla cantante una grande caparbietà e coerenza.
E non sono per niente "buone vibrazioni" quelle che arrivano successivamente, infatti troviamo questo gruppo, il cui cantante è abbastanza tendente allo stonato, che sembra abbia preso gusto a fare testi che, pur di essere pseudo innovativi, sono caratterizzati da una stupidità monumentale. Oltretutto, credo di essermi già espressa in questi termini, mi stanca ogni progetto che scimmiotti qualcosa che provenga da territori che ci sono lontani culturalmente come l'Inghilterra o l'America.
Non ho mai amato Franco Battiato, eccezion fatta per quelle poche volte che è riuscito a fare canzoni non esageratamente filosofiche o stupide (Adoro "E ti vengo a cercare" ma basta!). Non amo oltretutto le canzoni politiche di chi dice che la musica "non si deve occupare di politica", e ritengo che sia una moda lanciare strali a Berlusconi ormai da ogni parte. Le due canzoni che si sono sentite per radio, oltretutto, hanno lo stesso identico ritmo ed un giro armonico similissimo (fantasia al massimo grado!).
Al quarantasettesimo posto torniamo a trovare un artista appena tornato dal Festival, ossia il romano Simone Cristicchi. Non mi posso esprimere sul cd perché non lo conosco, e sul brano sanremese mi sono già espressa nella giusta sede. Voglio solo dire che, per quanto il cantante abbia la coerenza di fare un percorso molto personale, sinceramente non mi convince, anche perché l'intonazione non è una delle sue virtù, ma io non posso farne a meno mai (anche nella musica popolare preferisco un intonato ad uno stonato!).
Subito dopo troviamo la prima cantante rivelataci da "X factor", l'ex commessa Giusy Ferreri. La cantante, come qualcuno saprà, si è cimentata con un cd di cover. Voglio riconoscerle che ha avuto il coraggio di portare al successo alcuni pezzi che forse in Italia non avevano avuto una giusta accoglienza (sto pensando soprattutto al "Como quieras que te quiera" di Marcela Morelo che diventa "Come pensi possa amarti"), ma ciò non toglie che la sua voce sia insipida e, soprattutto, sempre uguale a se stessa.
Quando ci stiamo per avvicinare alla metà della classifica, troviamo Irene Fornaciari, cantante che a me non è mai piaciuta, anche perché in Italia è raro che ami i figli d'arte (faccio una bella differenza tra noi e gli altri paesi, soprattutto il Portogallo!). La cantante forse ha anche una voce interessante, ma le canzoni sin ora sentite non mi sono entrate nel cuore.
La seconda metà della classifica è aperta da una sfilata di stranieri, che viene interrotta dal più grande autore di musica d'ambiente (in quelli che frequento io non ce la vorrei, ma sono gusti!), il pianista Giovanni Allevi. Mi è sempre stato difficile digerire, nonostante il mio suonare questo strumento, i dischi basati sul virtuosismo solistico, vedasi anche Kate Jarret (che non digerisco anche per altri motivi, ma qui non interessa!). Non amo nessuno di questi pianisti di nuova generazione, da Einaudi, a Pierannunzi, ad Allevi.
Dopo un'altra sfilata di stranieri, al sessantatreesimo posto troviamo il vincitore (indegno!) di Sanremo Giovani, il napoletano e "neomelodico" Tony Maiello. Non voglio tornare sulla canzone sanremese, voglio solo dire che ha una voce assolutamente nulla, insipida e comune.
Continuando troviamo la raccolta con live ed inediti "Secondo tempo", opera del cantante di correggio Luciano Ligabue. L'unica canzone che mi sento di salvare, insieme a "Buona notte all'Italia", impegnata quindi meno conosciuta, è "Il mio pensiero".
Non so cosa dire sull'artista che troviamo al sessantaseiesimo posto, ossia sul toscano Andrea Bocelli. Credo che l'unico suo problema sia quello di volersi sdoppiare tra musica leggera e lirica, senza capire che forse lui ha qualche valore solo come interprete di musica "lirico-leggera". Infatti, pur non essendo io né un'appassionata e tantomeno una cultrice d'Opera, riesco a rendermi conto della debolezza delle sue interpretazioni di arie o anche solo di canzoni classiche napoletane. L'unico disco della discografia di Andrea Bocelli a cui sono legata, perché l'ho posseduto per molto tempo, è "Romanza", disco che conteneva tra l'altro le bellissime "Con te partirò", presentata al Sanremo 1995, "Per amore", scritta da Mariella Nava, e "Vivo per lei" interpretata con Giorgia. In classifica troviamo un "The best of", formato che io di solito odio. E' raro infatti che queste raccolte, fatte solo per il mercato e pensate per chi non conosce gli artisti, mi riescano a soddisfare.
Al sessantasettesimo posto, e vergognatevi, troviamo il cd di Malika Ayane, una delle più grandi voci dell'ultima ondata, che forse paga solo il fatto di non fare canzoni da falò. Il timbro della cantante, di intonazione impeccabile anche se non puro, è profondo e penetrante. E' una voce rara!
La posizione numero settanta, andando avanti dopo un paio di stranieri, è occupata da Neffa, un cantante che, dopo la "svolta" fatta forse anche per motivi commerciali, riesce comunque a sfornare canzoni accettabili, comunque non troppo facili armonicamente. Per questo voglio gridargli un "bravo!", ma se curasse un po' l'intonazione non sarebbe del tutto male. Me lo ricordo ancora ad un tributo a De Andrè organizzato dalla Rai, mentre interpreta "Il testamento" stonandola completamente: vergogna!
Alla settantaduesima posizione troviamo il "bluesman de noantri", che ha fatto un brano abbastanza melodico intitolato "Piove", peccato che la chitarra non sappia andare oltre i giri di blues!
Continuando ritroviamo Elisa,questa volta con la raccolta con la quale ha festeggiato dieci anni dicarriera, che conteneva il bel brano "Eppure sentire (un senso di te)", bellissima ballata lenta, come ormai se ne sentono davvero poche.
Andando avanti, dopo aver saltato alcuni stranieri, troviamo Gianna Nannini con un "Giannabest", quindi con un disco veramente da scartare.
Al settantaseiesimo posto, continuando, ritroviamo laura Pausini, questa volta con il suo ultimo album di inediti, intitolato "Primavera in anticipo", disco dove ancora una volta la cantante sfrutta la nostra tendenza endemica al patetismo e alla tenerezza generalizzata.
Il settantottesimo posto mi rende profondamente felice, infatti tutt'ora campeggia in questa posizione il triplo di Fabrizio de Andrè "In direzione ostinata e contraria". Sono felice che queste due antologie continuino a mietere successo, per dimostrare a chi non ci crede che, anche e soprattutto andando "In direzione ostinata e contraria", si può essere ascoltati ed amati.
La settantina si chiude con un altro "The best of", quello della Lauretta nazionale su cui non vorrei tornare.
La decina degli Ottanta si apre con un disco che, nonostante il suo essere uscito ormai molto tempo fa, è riuscito a risalre diciannove posizioni, ossia con l'ultimo cd da studio di Vasco Rossi, intitolato "Il mondo che vorrei". Mi sono già espressa sul Vascolone nazionale, voglio solo dire che la sua morale da "uomo che ha capito" mi ha stancato da morire.
Anche la posizione successiva è appannaggio di un altro disco del rocker di Zocca ma passiamo ad altro.
C'è un ritorno in classifica al quanto strano, in quanto si assiste al rientro del primo album dei Negramaro, dal titolo "Mentre tutto scorre". Voglio segnalare solo due brani "Tre minuti" ed "Estate". La prima è bella perché è un racconto ben fatto dell'ansia di un innamorato che deve conquistare la propria fiamma, la seconda è un ritratto di un'amore estivo eseguito con pennellate molto poetiche (Da sentire è la versione di Fiorella Mannoia in "Ho imparato a sognare, di cui qui si è già parlato).
Andando avanti in questa decina, troviamo il live di Ligabue, che è molto interessante, soprattutto per rielaborazioni di brani come "L'amore conta", "Il mio pensiero" o Buona notte all'Italia", anche se ve ne sono di meno riuscite come "Non è tempo per noi".
Ed eccoci ad Ornella Vanoni ed al suo cd di cover, veramente poco riuscito. Mi pare, infatti, che la cantante milanese abbia scelto brani che non le si confanno, giusto per ammiccare al mercato.
Mi imbatto, all'ottantanovesimo posto, in un cd con dei riarrangiamenti dei brani di Modugno. La cosa mi fa alquanto paura poiché, a meno che tu non ti chiami Luis Bacalov, con i brani del brindisino ci si possono fare le peggio cose (e comunque è un gran rischio riarrangiare cose che già esistono e sono entrate nell'orecchio della gente in una data veste!). Mi va di approfittare di questa occasione per darvi solo un consiglio: riascoltatevi Domenico Modugno, possibilmente con gli arrangiamenti originali.
Andando avanti, a proposito di riarrangiamenti discutibili, troviamo uno dei due volumi del live di De Andrè con la PFM. Non ho voglia di parlare di questo cd, voglio solo ribadire che è quello che mi piace di meno di tutta la produzione di Faber, perché solo il cantautore si è abituato ad un ambiente a lui estraneo ed estraneante, che quasi mai si è piegato alle sue esigenze.
L'ultima decina, sempre a proposito di arrangiamenti discutibili, si apre con il cd in cui Cristiano De Andrè reinterpreta, male, le canzoni di suo padre. L'unica che è girata per radio, "Fiume Sand creak", oltre ad essere velocizzata fino allo spasimo, è interpretata senza alcun rispetto, solo con la voglia di personalizzare ciò che non si è creato.
Continuando troviamo il penultimo cd di Jovanotti (strano che non abbiamo trovato il nuovo, assurdo!), che ormai avrà venduto una quantità di copie allucinante. Sinceramente non riesco ad amare Jovanotti in nessun modo s'esprima, lo trovo nullo, lo trovo uno dei tanti che è impegnato perché fa figo, uno che non si sa esprimere ma lavora perché sa di vendere.
Rieccoci con Franco Battiato, di cui troviamo un disco intitolato "La cura". Devo dire che il brano che dà il titolo a questo cd è molto bello, ma solo interpretato da lui, non da Celentano!
Abbiamo trovato il "Secondo tempo" del "magico Liga", ed ora troviamo il primo. Giustamente le raccolte si trovano tutte!
Andando avanti troviamo il secondo cd dei Negramaro, ma siccome abbiamo già parlato del primo non ci si sofferma.
Al novantaseiesimo posto c'è il live di Raf, cantante che a me è sempre stato abbastanza indifferente, anche se ha saputo fare belle canzoni ad inizio di carriera, come quasi tutti. A me, praticamente, piace solo "Inevitabile follia", ed esclusivamente in versione originale. Non mi piace la tendenza che ha a rifare sempre le stesse canzoni stravolgendole.
La terzultima posizione è occupata dal doppio di Franco Battiato "Studio collection", ma sul cantante non ci si sofferma perché lo abbiamo già trovato.
In novantanovesima posizione, giusto per ribadire che di musica ci capite poco, ci avete messo Gigi Finizio, che è l'unico cantante moderno napoletano che mi piace. Ritrovate canzoni come "Musica e speranza" o "Lo specchio dei pensieri", così capite ciò che perdete!
Avete visto che mi dà gusto tirare un bel po' di "mazzate pesanti cu li soni e cu li canti", ma ogni tanto ci vuole!
La prima posizione dimostra subito l'"effetto sanremo", perché vi troviamo Marco Mengoni, cantante che nella kermesse canora si è classificato terzo. Non emetto nessun grido di giubilo per questo piazzamento, infatti, nonostante l'obbiettiva particolarità del timbro di Mengoni (asessuato? che paura!), non lo trovo meritevole di tale posto. Oltretutto ritengo bruttissima la polemica scatenata da Morgan, mentore di Mengoni che proviene da "X factor", è semplicemente vergognosa. Questo è stato un Festival dove ci si è divertiti un po' troppo a fare accostamenti spesso forzati tra i nuovi brani e vecchie conoscenze della storia della musica leggera (forzato mi pare quello tra la giustamente odiata "Italia amore mio" e "Over the raimbow" tirato in ballo dalla brava Nina Zilli).
Il secondo ed il terzo posto sono appannaggio di due stranieri, quindi noi ci torniamo ad interessare del quarto, dove troviamo una giovane salentina dalla bella voce, la leccese Alessandra Amoroso. Devo ancora finire di convincermi sulla sua effettiva bravura, bisogna darle qualche anno per maturare ancora e trovare la sua strada, ma che è una buona cantante non le si può negare. Voglio augurarmi che la Sony, che la produce sotto etichetta Epic, non la tratti come un prodotto e le dia davvero un futuro "Senza nuvole". Magari si può dire che i primi due singoli estratti da questo suo disco, "Senza nuvole" ed "Estranei a partire da ieri", siano ritmicamente uguali, ma io, che mi sono stancata di "stranezze etnicheggianti" nella musica leggera, preferisco questi pezzi a brani esotici ed incomprensibili.
Al quinto posto troviamo il vincitore della sezione "Artisti" del Festival, il sardo Valerio Scanu. Si è gridato da più parti alla vergogna per questa sua vittoria, secondo me era peggio se avessero vinto Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici. Sinceramente anche io penso che forse non avrebbe dovuto vincere, ma forse i brani come il suo sono gli unici che possono essere metabolizzati dal pubblico televotante, a cui, forse è meglio ricordarlo, competeva il cinquanta per cento del potere nella scelta del vincitore. E' anche vero che il Codacons ha fatto ricorso contro il televoto e la sua effettiva manipolazione, ma sta di fatto che il brano di Scanu copre i gusti di una larga fascia di pubblico, che è quella che guarda prevalentemente questi programmi musical-televisivi. Come ho già detto a suo tempo, anche se il brano non è un capolavoro, ha anche delle qualità. Bisogna anche dire che io ne avrei abbastanza di chi pretende l'intellettualità dal Festival di Sanremo. Per quanto riguarda il giudizio sul cantante, poi, tentiamo di darlo non solo sulla base del Festival, aspettiamo di poter sentire qualche canzone in più.
Se devo parlare soggettivamente, avrei voluto vedere il nome di Malika Ayane un po' più in alto, ma la raffinatezza non è esattamente ben ripagata nel mercato discografico "poppettaro". La voce della cantante dal nome particolare, non me ne abbia, è sicuramente fuori dal comune, come particolare è il suomodo di comporre, quindi c'è sempre qualche problema. Comunque sono felice che lei testardamente continui, ancor più mi soddisfa il fatto che lei non abbia voluto cambiare sonorità o genere, dimostrando, più che attaccamento al successo come potrebbe pensare qualche malintenzionato, una grossa coerenza.
Dopo il settimo posto, che è appannaggio del Michelino mondiale (scusate ma veramente non se ne può più! non abbiamo assolutamente riservato questo trattamento ad alcuni grandi della nostra musica altrettanto scomparsi, una grandissima vergogna!), quando si torna a cantare in italiano si trovano i Sonhora, gruppo che tra l'altro scrive questa parola con un'"h" in mezzo. Si può dire che non li conosco e che non mi dicono niente, mi paiono il tipico gruppo rock che, però, per fare colpo su un pubblico sanremese, porta un pezzo melodico che non sa cantare, perché è costituito da gente musicalmente quantomeno discutibile.
Dopo due posti appannaggio di artisti stranieri, ci si ritrova con il "blasco" e la sua "combriccola", tramite il disco "Tracks 2", che però vediamo sprofondare di otto posizioni. A me Vasco Rossi non è mai piaciuto, eccezion fatta per alcune canzoni anni Settanta-Ottanta, che mi piacciono solo in versione originale. Lo trovo comunque uno di quegli artisti che, per diventare famoso, ha sfruttato alcune calamite come la facilità armonica dei pezzi e la falsa trasgressione di alcuni testi.
Andando avanti troviamo un altro celebre "sprofondato", infatti al dodicesimo posto ritroviamo il soulman Mario Biondi con il suo "If", disco prodotto dalla casa discografica di Renato Zero. Infatti, e lo si nota nella bellissima canzone che il siciliano esegue in duetto con "il re dei sorcini", tra i due è nata una stupenda amicizia (naturalmente il brano di cui si parla è la famosa "Non smetterei più, estratta da "Presente", ultimo cd di Renato Zero).
Quando si torna a cantare in italiano, troviamo un dato che non mi è molto chiaro. Al quattordicesimo posto, e già qui potrei obbiettare, troviamo l'album di Noemi "Sulla mia pelle". Sono felice perché è risalito molto grazie alla nuova edizione sanremese, ma non sufficientemente, perché un'artista dalla bravura simile dovrebbe stare molto ma molto più su. Infatti, il dato che non mi è chiaro, è come si faccia a non capire che Noemi, forse, è uno dei pochi artisti validi sfornati dai talent show, queste macchine infernali di confezionamento musicale. Non concordo sulle numerose voci che paragonano la cantante romana ad altre grandi voci d'Italia e del mondo, perché ognuno è insostituibile. Credo che con questo vizio, molto diffuso da noi che siamo secondi forse solo al Portogallo, i cantanti vengono ammazzati e non aiutati.
Al quindicesimo posto troviamo un disco che ci sta ammorbando da almeno quarantotto settimane, l'ultimo della rocker senese Gianna Nannini. L'unica canzone che mi piace in parte tra quelle che ho sentito, è "Salvami", duetto con Giorgia. Ciò che mi piace poco è l'amalgama delle voci, forse troppo diverse.
Al diciassettesimo posto, abbiamo saltato Michael Bublé, troviamo Gianluca Grignani, un cantante il cui primo disco, soprattutto i brani "Destinazione paradiso", Primo treno per Marte" e "La mia storia tra le dita", mi aveva fatto sperare bene. A partire più o meno da "La fabbrica di plastica", il cantautore, idolatrato tra gli altri da Lucio Dalla che gli ha fatto suonare la chitarra in una canzone di un suo recente disco, si è convertito ad un rock alla britannica, ma senza un centesimo della ricchezza di gruppi come il Coldplay. La voce di Grignani, oltretutto, è rauca ed insipida, quindi è veramente un personaggio nullo (mi pare di ricordare anche una storia di droga, non è solo Morgan come vedete!).
La prossima artista, anche se ha pubblicato un cd dal titolo "Heart", è di nostro interesse poiché è italiana. Ci riferiamo ad Elisa, la cui voce non si può ignorare, anche se dal punto di vista mio personale non è poi particolare. Mi sembra una voce leggera, un po' melliflua, ma comunque in grado di esprimersi bene. Si è vista di recente al Festival di Sanremo, e spero che abbia emozionato più di uno con la sua performance.
Al diciannovesimo posto troviamo ancora un altro italiano, forse l'interprete più coraggioso uscito in questi ultimi vent'anni. mi riferisco a Francesco Renga, a cui do del coraggioso per aver deciso di incidere un cd completamente accompagnato da un'orchestra classica, organico che richiede grande bravura interpretativa di per sé, oltretutto dedicato alle canzoni degli anni Sessanta, quasi mai scontate soprattutto se catalogabili nel genere "melodico".
Al ventesimo posto, e non se ne può più, troviamo ancora Tiziano Ferro ed il suo "Alla mia età", che dopo che è stato il disco più venduto del 2009, riesce ancora a vendere alla grande ora. Veramente non mi riesco a dare una ragione per questo fenomeno, all'infuori del battage pubblicitario di molte, troppe radio.
Oltretutto il nostro Ferro, come ho già avuto occasione di dichiarare in qualche altro articolo, è completamente stonato, basta vederlo in un qualsiasi programma televisivo dove si canti dal vivo (è sufficiente anche solo "Top of the pops"), e la vergogna comincia.
Andando avanti, svanito ormai l'effetto sanremese, ritroviamo i dischi che ci hanno tenuto compagnia prima del Festival, incluso questo "Laura live world tour", della romagnola Laura Pausini. E' un disco brutto, anche perché ormai la cantante ha perso tutta quella semplicità di cui sembrava provvista nel suo primo periodo. Trovo il percorso della Pausini compatibile con quello di qualcuno che sfrutta una cosa, poi, dopo averla sfruttata, la butta via seppur finge di continuarla ad usare.
Al ventitreesimo posto troviamo il grande Claudio Baglioni, che ci presenta il disco più pazzo ed inutile della sua vita. In questo caso non è in discussione la qualità dell'album in sé, che è grandissima ve lo posso assicurare, ma la filosofia che lo presiede. Trovo quantomeno discutibile voler rifare in studio i brani di un proprio vecchio disco, anche se per nascondere la furbatina lo si ricanta e addirittura lo si arricchisce facendolo diventare un'opera. E' proprio qui il problema: io sono ancora per le barriere tra generi (ho vecchi tabù, ma non me ne disferò per ora!), quindi le opere, se si vogliono chiamare tali, debbono avere nel loro cast cantanti con la voce impostata, non quindi alla Baglioni. Sono completamente discorde con neologismi come "Opera popolare" (i bellissimi lavori di Cocciante io li chiamo musical!) o "Opera rock" (anche questi li chiamo come sopra!).
Al ventiquattresimo posto, incredibile a dirsi, si fa risentire l'influsso sanremese, infatti si reperisce Irene Grandi, voce che non mi ha convinto mai. Credo infatti che, se si canta musica leggera, si debba puntare ad un italiano quasi privo d'accento, mentre gli accenti se li possono permettere coloro che fanno musica di confine, quella che può spaziare da suggestioni pop ad influenze etniche (si vedano molti cantautori!). La voce della Grandi, oltretutto non mi piace, come non condivido questo suo darsi le arie di grande cantante rock e jazz quando è semplicemente una cantante pop.
Al venticinquesimo posto, purtroppo, troviamo un disco di un cantante romano che, dopo qualche brano carino nei primi dischi, si è dato al pop di conio internazionale, ossia al genere che accontenta i fan ad oltranza e gli stranieri. Il cantante in questione, uno dei pochi che l'Italia esporta a livello massificato (quantomeno di lui si sa, di altri no!), è Eros Ramazzotti. Io non capisco che charme possa avere una voce così nasale senza altre sfumature, senza altri particolari. Non capisco oltretutto il perché di così tanto successo, non mi viene neanche di azzardare un motivo.
Dopo il caso mediatico della casalinga inglese convertita allo showbusiness, troviamo un caso mediatico nostrano altrettanto discutibile e patetico, quello di Morgan. Questo cantante, ormai inseparabile amico di qualsiasi tributo ai cantautori, è ritenuto bravo per il solo fatto che è in grado di eseguire brani di musica classica (per fare ciò basta aver studiato pianoforte al Conservatorio ed aver voluto proseguire gli studi, cosa che qualcuno ancora fa!). Sinceramente, oltretutto, io mi convinco che c'è qualche problema ogni volta che qualche musicista viene invitato a condurre programmi musicali, quella è la fine. Oltretutto, in un'edizione di "X factor" che seguii un po' più da vicino, lui ebbe giudizi a dir poco discutibili, soprattutto escluse una cover interessantissima di "Bocca di Rosa" di De Andrè con la giustificazione che l'autore ne sarebbe rimasto deluso, mentre lui ha avuto il coraggio di rifare per intero, senza arricchirlo se non di suoni inutili, l'album del genovese "Non al denaro, non all'amore né al cielo". Se questo è un cantante bravo, sinceramente non lo capisco.
Al ventottesimo posto torna Alessandra Amoroso, che già avevamo trovato con "Senza nuvole", con il suo disco precedente che non conosco, comunque voglio approfittare di questa nuova occasione per rifarle ancora i miei più sentiti complimenti e sottintendere le speranze che ho già espresso prima.
Al trentesimo posto troviamo Povia, con l'ultimo suo cd, che contiene due brani veramente brutti, quello sanremese da una parte, ma soprattutto quello con il coro dell'Antoniano di bologna. Posso capire che ormai il "canta-cameriere" abbia scelto i bambini come suo pubblico personale, ma c'è un limite a tutto. Per cantare, poi, ci vuole anche uno straccio di voce, e il signor Peppino mi pare che non l'ha.
Al trentunesimo posto si trova ancora una volta Marco Mengoni, questa volta con il suo precedente disco, la cui title track mi pare abbia lo stesso ritmo della canzone sanrmese (fantasia!).
Al trentaduesimo posto troviamo il padre dei "Neomelodici" napoletani, pentito di ciò che ha fatto, quindi convertitosi al pop etnico ed al teatro impegnato e di qualità. la canzone che ha presentato a Sanremo, brano che dà il titolo al cd presente, è a dir poco brutta, per lo meno secondo me non racconta il Sud Italia. Non credo infatti che basti dire che qualcosa non è solo come lo si dipinge comunemente affinché la gente possa sentire di trovare una terra ritratta in musica. Oltretutto mi sembra che il brano in questione sia un miscuglio di luoghi comuni, veramente una vergogna (altro che il riscatto del Sud!).
Eccoci all'ultimo cd di Enrico Ruggeri, di cui ancora non ho sentito niente all'infuori della bella canzone sanrmese. trovo questo piazzamento un po' troppo basso per la qualità della'rtista, ma spero di sapere ben presto che sale e va a gonfie vele. Mi dispiace quando si tende ad avere dei giudizi su artisti in piena e lucida attività, basati su esperienze che non sono in fondo preponderanti nella loro vita.
Come avete visto, dal trentaduesimo posto in qua, si è tornato a far sentire l'"effetto sanremo", infatti andando avanti troviamo la promettente Nina Zilli con le sue sonorità bacrackiane e retro. Sono curiosa che si senta altro in giro di questa cantante, io sinceramente non sono molto attratta dall'idea di passarmi due o tre ore in un negozio di dischi ad ascoltare musica in cuffia, quindi devo avere un po' di fortuna con la radio (missione impossibile!).
Al trentasettesimo posto, per fortuna qualcosa si salta, troviamo una delle superospiti del Festival di Sanremo, nella mitica serata di giovedì. Mi riferisco alla siciliana Carmen Consoli, la "cantantessa" d'Italia. Il suo ultimo disco, ancora una volta caratterizzato dall'intimità che la cantante ha scoperto a partire da "L'eccezione", si intitola "Elettra" ed è impreziosito da canzoni come la commoventissima "Mandaci una cartolina", ballata con un forte "tempero" brasiliano.
Subito dopo si ritrova il Gianluca nazionale (Grignani, naturalmente!), con un "Best of" in classifica da quattro settimane. E' veramente da furbi far uscire due dischi dello stesso cantante così ravvicinati?
Al prossimo artista, parafrasando la canzone con la quale ha vinto il Sanremo giovani di due anni fa, gli potremmo dire: "Pensa, prima di cantare pensa!". Mi riferisco, come avrete forse capito, a Fabrizio Moro, uno dei tanti "stonati" che sono diventati cantanti professionisti. basta! Non ne posso più di sentire questi cantanti che fanno queste canzoni qualunquiste che sembrano impegnate, sulle stesse tematiche da sempre, dalla mafia, alla guerra, all'attualità spicciola e non rielaborata.
Andando avanti voglio gridare un "Evviva!", in quanto si trova in classifica, al quarantesimo posto, l'ultimo favoloso disco di Fiorella Mannoia, segno che questa voce romana strega ancora molta gente e non solo la sottoscritta. Segno anche, forse, che non tutti i dischi di cover sono uguali, infatti un conto è la sensibilità di chi è sempre interprete, un conto sono le tentazioni semplicistiche di chi magari, da cantautore, fa un disco da interprete per prendersi una vacanzetta.
Al quarantaduesimo posto troviamo una raccolta dei Nomadi uscita da due settimane, ma per me non esiste, perché il gruppo ha smesso di esistere quando la splendida voce di Augusto ha taciuto per sempre. Le uniche raccolte che mi interessano, infatti ne possiedo qualcuna, sono quelle riguardanti il periodo 1963-1992, appunto quello della presenza nel gruppo del grande Daolio. Trovo discutibilissima la voglia che il gruppo ha di continuare ad usare questo nome, infrangendo secondo me la sacralità di una storia.
Subito dopo, ed è il caso di dire "Grande!!", troviamo l'ultimo cd di Renato Zero, che resiste, a quasi un anno dalll'uscita, in classifica, anche se non più tra i primi. E' un disco che vi consiglio caldamente, ma qui se ne è a suo tempo ampiamente parlato, quindi non approfondiamo.
Al quarantaquattresimo posto troviamo il secondo cd di Arisa, una brava cantante lucana che almeno ha effettiva bravura da vendere. La canzone che dà il titolo al cd, unica che sinora mi è arrivata alle orecchie, è molto carina, anche se preferisco la versione non pubblicata, quella con la Lino Patruno jazz band. Infatti ritengo insostituibile, come accompagnamento alla voce della cantante, un tappeto di strumenti acustici, ben suonati e soprattutto swinganti. Va riconosciuta alla cantante una grande caparbietà e coerenza.
E non sono per niente "buone vibrazioni" quelle che arrivano successivamente, infatti troviamo questo gruppo, il cui cantante è abbastanza tendente allo stonato, che sembra abbia preso gusto a fare testi che, pur di essere pseudo innovativi, sono caratterizzati da una stupidità monumentale. Oltretutto, credo di essermi già espressa in questi termini, mi stanca ogni progetto che scimmiotti qualcosa che provenga da territori che ci sono lontani culturalmente come l'Inghilterra o l'America.
Non ho mai amato Franco Battiato, eccezion fatta per quelle poche volte che è riuscito a fare canzoni non esageratamente filosofiche o stupide (Adoro "E ti vengo a cercare" ma basta!). Non amo oltretutto le canzoni politiche di chi dice che la musica "non si deve occupare di politica", e ritengo che sia una moda lanciare strali a Berlusconi ormai da ogni parte. Le due canzoni che si sono sentite per radio, oltretutto, hanno lo stesso identico ritmo ed un giro armonico similissimo (fantasia al massimo grado!).
Al quarantasettesimo posto torniamo a trovare un artista appena tornato dal Festival, ossia il romano Simone Cristicchi. Non mi posso esprimere sul cd perché non lo conosco, e sul brano sanremese mi sono già espressa nella giusta sede. Voglio solo dire che, per quanto il cantante abbia la coerenza di fare un percorso molto personale, sinceramente non mi convince, anche perché l'intonazione non è una delle sue virtù, ma io non posso farne a meno mai (anche nella musica popolare preferisco un intonato ad uno stonato!).
Subito dopo troviamo la prima cantante rivelataci da "X factor", l'ex commessa Giusy Ferreri. La cantante, come qualcuno saprà, si è cimentata con un cd di cover. Voglio riconoscerle che ha avuto il coraggio di portare al successo alcuni pezzi che forse in Italia non avevano avuto una giusta accoglienza (sto pensando soprattutto al "Como quieras que te quiera" di Marcela Morelo che diventa "Come pensi possa amarti"), ma ciò non toglie che la sua voce sia insipida e, soprattutto, sempre uguale a se stessa.
Quando ci stiamo per avvicinare alla metà della classifica, troviamo Irene Fornaciari, cantante che a me non è mai piaciuta, anche perché in Italia è raro che ami i figli d'arte (faccio una bella differenza tra noi e gli altri paesi, soprattutto il Portogallo!). La cantante forse ha anche una voce interessante, ma le canzoni sin ora sentite non mi sono entrate nel cuore.
La seconda metà della classifica è aperta da una sfilata di stranieri, che viene interrotta dal più grande autore di musica d'ambiente (in quelli che frequento io non ce la vorrei, ma sono gusti!), il pianista Giovanni Allevi. Mi è sempre stato difficile digerire, nonostante il mio suonare questo strumento, i dischi basati sul virtuosismo solistico, vedasi anche Kate Jarret (che non digerisco anche per altri motivi, ma qui non interessa!). Non amo nessuno di questi pianisti di nuova generazione, da Einaudi, a Pierannunzi, ad Allevi.
Dopo un'altra sfilata di stranieri, al sessantatreesimo posto troviamo il vincitore (indegno!) di Sanremo Giovani, il napoletano e "neomelodico" Tony Maiello. Non voglio tornare sulla canzone sanremese, voglio solo dire che ha una voce assolutamente nulla, insipida e comune.
Continuando troviamo la raccolta con live ed inediti "Secondo tempo", opera del cantante di correggio Luciano Ligabue. L'unica canzone che mi sento di salvare, insieme a "Buona notte all'Italia", impegnata quindi meno conosciuta, è "Il mio pensiero".
Non so cosa dire sull'artista che troviamo al sessantaseiesimo posto, ossia sul toscano Andrea Bocelli. Credo che l'unico suo problema sia quello di volersi sdoppiare tra musica leggera e lirica, senza capire che forse lui ha qualche valore solo come interprete di musica "lirico-leggera". Infatti, pur non essendo io né un'appassionata e tantomeno una cultrice d'Opera, riesco a rendermi conto della debolezza delle sue interpretazioni di arie o anche solo di canzoni classiche napoletane. L'unico disco della discografia di Andrea Bocelli a cui sono legata, perché l'ho posseduto per molto tempo, è "Romanza", disco che conteneva tra l'altro le bellissime "Con te partirò", presentata al Sanremo 1995, "Per amore", scritta da Mariella Nava, e "Vivo per lei" interpretata con Giorgia. In classifica troviamo un "The best of", formato che io di solito odio. E' raro infatti che queste raccolte, fatte solo per il mercato e pensate per chi non conosce gli artisti, mi riescano a soddisfare.
Al sessantasettesimo posto, e vergognatevi, troviamo il cd di Malika Ayane, una delle più grandi voci dell'ultima ondata, che forse paga solo il fatto di non fare canzoni da falò. Il timbro della cantante, di intonazione impeccabile anche se non puro, è profondo e penetrante. E' una voce rara!
La posizione numero settanta, andando avanti dopo un paio di stranieri, è occupata da Neffa, un cantante che, dopo la "svolta" fatta forse anche per motivi commerciali, riesce comunque a sfornare canzoni accettabili, comunque non troppo facili armonicamente. Per questo voglio gridargli un "bravo!", ma se curasse un po' l'intonazione non sarebbe del tutto male. Me lo ricordo ancora ad un tributo a De Andrè organizzato dalla Rai, mentre interpreta "Il testamento" stonandola completamente: vergogna!
Alla settantaduesima posizione troviamo il "bluesman de noantri", che ha fatto un brano abbastanza melodico intitolato "Piove", peccato che la chitarra non sappia andare oltre i giri di blues!
Continuando ritroviamo Elisa,questa volta con la raccolta con la quale ha festeggiato dieci anni dicarriera, che conteneva il bel brano "Eppure sentire (un senso di te)", bellissima ballata lenta, come ormai se ne sentono davvero poche.
Andando avanti, dopo aver saltato alcuni stranieri, troviamo Gianna Nannini con un "Giannabest", quindi con un disco veramente da scartare.
Al settantaseiesimo posto, continuando, ritroviamo laura Pausini, questa volta con il suo ultimo album di inediti, intitolato "Primavera in anticipo", disco dove ancora una volta la cantante sfrutta la nostra tendenza endemica al patetismo e alla tenerezza generalizzata.
Il settantottesimo posto mi rende profondamente felice, infatti tutt'ora campeggia in questa posizione il triplo di Fabrizio de Andrè "In direzione ostinata e contraria". Sono felice che queste due antologie continuino a mietere successo, per dimostrare a chi non ci crede che, anche e soprattutto andando "In direzione ostinata e contraria", si può essere ascoltati ed amati.
La settantina si chiude con un altro "The best of", quello della Lauretta nazionale su cui non vorrei tornare.
La decina degli Ottanta si apre con un disco che, nonostante il suo essere uscito ormai molto tempo fa, è riuscito a risalre diciannove posizioni, ossia con l'ultimo cd da studio di Vasco Rossi, intitolato "Il mondo che vorrei". Mi sono già espressa sul Vascolone nazionale, voglio solo dire che la sua morale da "uomo che ha capito" mi ha stancato da morire.
Anche la posizione successiva è appannaggio di un altro disco del rocker di Zocca ma passiamo ad altro.
C'è un ritorno in classifica al quanto strano, in quanto si assiste al rientro del primo album dei Negramaro, dal titolo "Mentre tutto scorre". Voglio segnalare solo due brani "Tre minuti" ed "Estate". La prima è bella perché è un racconto ben fatto dell'ansia di un innamorato che deve conquistare la propria fiamma, la seconda è un ritratto di un'amore estivo eseguito con pennellate molto poetiche (Da sentire è la versione di Fiorella Mannoia in "Ho imparato a sognare, di cui qui si è già parlato).
Andando avanti in questa decina, troviamo il live di Ligabue, che è molto interessante, soprattutto per rielaborazioni di brani come "L'amore conta", "Il mio pensiero" o Buona notte all'Italia", anche se ve ne sono di meno riuscite come "Non è tempo per noi".
Ed eccoci ad Ornella Vanoni ed al suo cd di cover, veramente poco riuscito. Mi pare, infatti, che la cantante milanese abbia scelto brani che non le si confanno, giusto per ammiccare al mercato.
Mi imbatto, all'ottantanovesimo posto, in un cd con dei riarrangiamenti dei brani di Modugno. La cosa mi fa alquanto paura poiché, a meno che tu non ti chiami Luis Bacalov, con i brani del brindisino ci si possono fare le peggio cose (e comunque è un gran rischio riarrangiare cose che già esistono e sono entrate nell'orecchio della gente in una data veste!). Mi va di approfittare di questa occasione per darvi solo un consiglio: riascoltatevi Domenico Modugno, possibilmente con gli arrangiamenti originali.
Andando avanti, a proposito di riarrangiamenti discutibili, troviamo uno dei due volumi del live di De Andrè con la PFM. Non ho voglia di parlare di questo cd, voglio solo ribadire che è quello che mi piace di meno di tutta la produzione di Faber, perché solo il cantautore si è abituato ad un ambiente a lui estraneo ed estraneante, che quasi mai si è piegato alle sue esigenze.
L'ultima decina, sempre a proposito di arrangiamenti discutibili, si apre con il cd in cui Cristiano De Andrè reinterpreta, male, le canzoni di suo padre. L'unica che è girata per radio, "Fiume Sand creak", oltre ad essere velocizzata fino allo spasimo, è interpretata senza alcun rispetto, solo con la voglia di personalizzare ciò che non si è creato.
Continuando troviamo il penultimo cd di Jovanotti (strano che non abbiamo trovato il nuovo, assurdo!), che ormai avrà venduto una quantità di copie allucinante. Sinceramente non riesco ad amare Jovanotti in nessun modo s'esprima, lo trovo nullo, lo trovo uno dei tanti che è impegnato perché fa figo, uno che non si sa esprimere ma lavora perché sa di vendere.
Rieccoci con Franco Battiato, di cui troviamo un disco intitolato "La cura". Devo dire che il brano che dà il titolo a questo cd è molto bello, ma solo interpretato da lui, non da Celentano!
Abbiamo trovato il "Secondo tempo" del "magico Liga", ed ora troviamo il primo. Giustamente le raccolte si trovano tutte!
Andando avanti troviamo il secondo cd dei Negramaro, ma siccome abbiamo già parlato del primo non ci si sofferma.
Al novantaseiesimo posto c'è il live di Raf, cantante che a me è sempre stato abbastanza indifferente, anche se ha saputo fare belle canzoni ad inizio di carriera, come quasi tutti. A me, praticamente, piace solo "Inevitabile follia", ed esclusivamente in versione originale. Non mi piace la tendenza che ha a rifare sempre le stesse canzoni stravolgendole.
La terzultima posizione è occupata dal doppio di Franco Battiato "Studio collection", ma sul cantante non ci si sofferma perché lo abbiamo già trovato.
In novantanovesima posizione, giusto per ribadire che di musica ci capite poco, ci avete messo Gigi Finizio, che è l'unico cantante moderno napoletano che mi piace. Ritrovate canzoni come "Musica e speranza" o "Lo specchio dei pensieri", così capite ciò che perdete!
Avete visto che mi dà gusto tirare un bel po' di "mazzate pesanti cu li soni e cu li canti", ma ogni tanto ci vuole!
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